Recensione: Errant Shadow

inserito da

Quando leggo la didascalia “opera rock” associata a un disco, la mia sindrome da collezionista folle va in fibrillazione e scatena subito una irrefrenabile corsa all’oggetto. Dunque, mi sono subito fiondato su questo progetto partorito dal poli-strumentista nostrano conosciuto con lo pseudonimo di Seren Rosso, dal titolo "Errant Shadow", curioso come un gatto e ansioso di aggiungere un nuovo elemento alla mia personale collezione dedicata al genere.

Un viaggio epico attraverso il tempo e lo spazio, in un mondo decadente post-moderno. Due cavalieri erranti, un uomo e una donna, ripercorrono le tracce di episodi cruciali, fino alle origini dell'uomo.Un'intensa opera gothic rock densa di misteri, simboli, energia ed un amore sofferto che nascerà tra i due cavalieri erranti.

Così recita la premessa allegata all’uscita, e il fervente ossessionato dalle rock-metal operas si mette all’ascolto con le migliori prospettive.
In parte disattese. La prima nota dolente, per quanto mi riguarda, è un cast di voci limitato a solo due unità, ossia Kevin Zwierzchaczewski (Lord Byron) e Isa García Navas (ex-Therion) che duetta con il protagonista in solo due casi. Di solito, in un prodotto definito “Opera Rock” ci si aspetta la presenza di un cast di personaggi ben più nutrito, e un certo numero di vocalist ad alternarsi davanti al microfono. Certo, progetti come Ayreon e Avantasia dispongono di mezzi e fama ben maggiori, e possono quindi permettersi cast ampi e variegati, tuttavia è ancora fresco l’esempio tutto italiano degli Art X, che nel loro "Redemption Of Cain" hanno messo in campo diverse voci che davano varietà alla proposta. Nulla di male, ovvio, ma qualcosa in più forse era necessario fare.

Il numero di ospiti coinvolti aumenta conteggiando la parte strumentale, dove troviamo comunque musicisti ben preparati come Nalle Påhlsson (Therion), Mattia Garimanno (Il Castello di Atlante), Emanuele Bodo (Madiem), Davide Cristofoli (Highlord), ma nella mia personale visione, Errant Shadow va annoverato come un concept album, non come una opera rock, proprio perché è interpretato nella quasi totalità da un’unica voce.
Per intenderci, questo lavoro, per come è strutturato, rientra nella forma dei vari "Operation Mindcrime" dei Queensryche o "Metropolis pt.1" dei Dream Theater, più che dei lavori di Sammet e Lucassen.

La personale amarezza legata al discorso voci tuttavia scema man mano durante l’ascolto, davanti alla capacità compositiva di Seren Rosso, in grado di spaziare tra i generi con efficacia, viaggiando tra power e prog, sinfonia gotica e un gusto cortigiano nelle melodie che aderisce ben al concept.
La voce di Zwierzchaczewski mantiene una tonalità cupa e misteriosa lungo tutta la tracklist, mentre Seren Rosso sviluppa ottimi passaggi alla sei corde sia in sede di riff che di assoli ("Crows In The Air" è esemplare in tal senso), le parti sinfoniche assumono una maestosità celebrativa e mai invadente ("Broken Dreams") che accompagna bene la narrazione lungo le tracce; sono tastiere pomp che ricordano certi Virgin Steele, epiche e immaginifiche, che si accentuano nelle traccia più lunghe e sinfoniche. "To The Cygnet Committee", davvero evocativa, è inaugurata da un fraseggio acustico per poi esplodere in una sontuosa marcia, impreziosita da passaggi di hammond dal chiaro sapore prog (e un Kevin Zwierzchaczewski che mi ha ricordato l’elegia di Bowie). Il classico pezzo che vale tutto un disco. Mentre la successiva "Just In Heaven" inizia con una scarica di heavy pesante, quasi horrorifico nei toni, e mostra i muscoli in un mid-tempo che poi si fa arioso nel refrain e chiude bene il lavoro, anche grazie a un ottimo fade out chitarristico.

Considerando "From The Abyss Of My Love" e "Such A Lot", le due tracce impreziosite dalla voce di Isa Garcia Navas, davvero coinvolgenti e la presenza di un passaggio come "The Dark Room", che rimanda all'Arjen Lucassen più menestrello e lisergico, sommato a un mood gothic anni '80, e la bontà generale delle composizioni realizzate da Seren Rosso, "Errant Shadow" guadagna un punteggio di rilievo e merita di essere scoperto e valorizzato. Qualche appunto può essere mosso sul versante produzione, di certo migliorabile, ma paradossalmente il suono così come è messo dona all’opera un’eco antico che riesce a farne assaporare ancor meglio i contenuti.

 

 

 
75