Recensione: Eternal Glory mini cd

Di Eugenio Giordano - 11 Ottobre 2002 - 0:00
Eternal Glory mini cd
Band: Rhapsody
Etichetta:
Genere:
Anno: 1995
Nazione:
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70

Questo cd rappresenta la prima prova discografica della carriera della più importante band italiana degli ultimi anni, grazie a questa autoproduzione i triestini Rhapsody si aggiudicarono i favori della LMP Music di Limb Schnoor che decise di credere in loro e di patrocinare il primo platter ufficiale dei nostri, ossia “Legendary tales” sotto la guida del bassista degli Heaven’s Gate Sasha Peath. Dopo l’esplosione del gruppo in molti hanno cercato di recuperare questo piccolo gioiello nascosto ma esclusa una limitata diffusione a livello underground questo “Eternal glory mini cd” è rimasto l’oggetto del desiderio di tanti power metal supporter di mezza Europa. Anche se la qualità sonora non sia paragonabile alla perfezione sinfonica delle ultime produzioni del gruppo sicuramente già in questa prima occasione i Rhapsody mostrano di essere molto agguerriti e convinti della loro proposta sonora. E’ davvero interessante notare come questi brani siano legati da vicino alle strutture e alle soluzioni musicali dei gruppi metal classici, ed è anche piacevole rendersi conto di quanto i Rhapsody siano una metal band che per quanto sinfonica in realtà basi la sua forza sull’ossatura delle chitarre e su un cantato formidabile. In questo platter il gruppo mostra una notevole chiarezza di idee a livello compositivo con un approccio trascinante e convincente in ogni brano, una qualità che dopo il terzo “Dawn of victory” è andata progressivamente a diminuire. Forse oggi molti di voi che apprezzate il gruppo in questione guarderete con sospetto alle mie parole, ma credo che recuperare questa primordiale semplicità di stile, questa innocenza compositiva, potrebbe essere la chiave della rigenerazione del gruppo negli attuali frangenti della loro carriera. Lo dico da grande e convinto supporter del lavoro di Turilli e Staropoli condannando il comportamento di tutta quella fetta di giornalismo metal che ha osannato i Rhapsody nel primo periodo per poi infangarne il nome appena raggiunto un sensibile successo. Credo che noi italiani dovremmo andar fieri di band come queste, band che il mondo ci invidia e che contribuiscono a dar smalto al nome dell’Italia all’estero. All’epoca di questo mini cd i Rhapsody erano Luca Turilli, Alex Staropoli, Daniele Carbonera alle batterie, Cristiano Adacher dietro al microfono, per quello che riguarda il bassista sono riuscito a sapere solo che si chiamava Andrea. Come sapete Daniele Carbonera è stato allontanato dalla band in anni successivi, mentre credo pochi di voi conoscessero il primo singer del gruppo Cristiano, che tra l’altro possiede un timbrica vicina a quella di Timo Kotipelto degli Stratoviarius, il paragone vi serva come riferimento, non come considerazione assoluta. Il platter si apre con la bellissima “Invernal fury” che si presenta come una versione leggermente rallentata ed embrionale della celeberrima “Rage of the winter”, subito il gruppo si dimostra capace di creare un appeal epico e trascinante puntando su melodie crescenti e un cantato potente. La seconda “Warrior of ice” non si distacca particolarmente rispetto al brano omonimo su “Legendary tales” solo appare più snella e orientata verso le chitarre, in questo senso guadagna una certa potenza anche se tecnicamente rimangono alcune lacune sonore, è notevole il refrain creato dai riff alternati al cantato, ancora una volta molto ispirato e potente. Lo strumentale “Tears at the nightfall” precede “Alive and proud” che si rivela una bozza davvero pregievole di “Lord of the thunder” ma si diversifica per alcune linee vocali e per il break centrale chitarrisitco di chiaro stampo neoclassico. Bellissima anche se ancora da raffinare “Land of immortals” appare già come una delle composizioni più riuscite della band triestina, anche in questa prima versione sono bene evidenti le melodie epiche e la potenza sonora graffiante che conquisterà il pubblico europeo. La successiva “Holy wind” è un brano velocissimo e diretto che mostra il lato più cattivo dei Rhapsody e che per certi aspetti ricorda le soluzioni ritmiche di “Holy thunderforce”. Il cd si conclude con “Eternal glory” che appare leggermente diversa rispetto al brano inciso si “Symphony of enchanted lands” e fonde un anima epica espressa dal cantato e dalle tastiere a un forte neoclassicismo delle chitarre. Al di là della caratura tecnica di questo cd, di sicuro non all’altezza di paragoni con le successive produzioni dei Rhapsody, è indiscutibilmente notevole il valore collezionistico di questo platter che di fatto ha rappresentato l’incipit di una band ormai storica nel metal tricolore e fondamentale nello sviluppo della scena metal europea degli ultimi anni. Buona ricerca a tutti.

1 Invernal Fury

2 Warrior of Ice

3 Tears of the Nightfall

4 Alive and Proud

5 Land of Immortals

6 Holy Wind

7 Eternal Glory

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