Recensione: Evil Proclaimed

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Per certi versi, l’Australia è una sicurezza.

Seguendo la filosofia degli AC/DC, i musicisti di questa nazione hanno forgiato nel loro stesso sangue il concetto che per far bene le cose non si deve cambiarle di un millimetro: questa è l’idea che mi sono fatto, alla luce di anni ed anni di dischi di band australiane più o meno devote a qualsiasi sottogenere della nostra musica preferita.

Nel caso degli Abominator, tale tradizione si ripete, nella più pura epopea dei musicisti ‘canguri’, sebbene in salsa death/black: riprendere pari pari il concetto alla base della musica dei loro compatrioti Bestial Warlust (tra i creatori del cosiddetto ‘war metal’, ricordiamolo) e traslarlo in una veste più oscura che è figlia dell’operato di Archgoat soprattutto, ed Angelcorpse.

Il gruppo ha da poco compiuto i suoi dieci anni di attività (nel 2014) e nel frattempo ci ha deliziato le orecchie con efficaci release a suon di grezzume che tanto piacciono a gente come me, ma bisogna anche ammettere che in questi anni di personale, nella loro musica, c’è stato ben poco. Prendete un 50% abbondante di Bestial Warlust, mischiateli ad un 30% deciso di Archgoat e spolverate con un 20% di Angelcorpse: bravi, avete ottenuto la ricetta di questo “Evil Proclaimed”, originalissimo titolo di quest’ultima fatica dei nostri eroi del marciume, un lavoro composto da otto tracce di pura blasfemia spesso monocorde come da tradizione del genere.

I Nostri tornano a pestare dopo nove anni di assenza dai lettori di tutto il Mondo (l’ultima loro fatica precedente a questa era del 2006) e rispetto ad altri loro lavori, oltre a notare una formazione ridotta all’osso (ormai i soli Chris Volcano ed Andrew Undertaker sono della partita, facendosi appannaggio di tutti gli strumenti sul disco) si nota finalmente una produzione capace di colpire maggiormente, grazie ad un timbro generale più oscuro e cupo che si adatta perfettamente alla loro musica e che sin dall’iniziale “Black Mass Warfare” (titoli sempre molto originali) martella con piacere le orecchie dell’ascoltatore più intransigente, fedele devoto dell’oscurità sonora. Lungo tutto il full-length ci sono momenti che puzzano di zolfo come da buona tradizione satanassa, momenti sicuramente interessanti che consentono al platter di rimanere stabile per un bel po’ di tempo all’interno del nostro lettore ma ad una condizione ben precisa, vale a dire l’essere amanti sfegatati di tali sonorità.

Un lavoro sicuramente ben fatto, ancorato saldamente con fierezza ai pochi punti fermi della tradizione death/black (o black/thrash, chiamatelo come volete) e ciò è sicuramente sia il suo più grande pregio che punto a sfavore: non c’è nulla da eccepire, tutto è come deve essere, ed alla fine questo basta ed avanza. Anche perché difficilmente musica del genere potrà piacere agli amanti del prog o delle forme di heavy più classico, salvo scolpirsi un background piuttosto lungo partendo dal thrash vecchia scuola fino all’avventurarsi pian piano nei meandri di queste sonorità, cosa che secondo me richiede ben più dei nove anni di assenza dalle scene dei Nostri.

Giungendo senza problemi alla conclusiva “Re-Birth Of The Arch Nemesis” c’è da dire che il CD scorre bene, la durata dei brani è quella giusta, l’atmosfera pure quindi cosa ha questo “Evil Proclaimed” che non va? Tutto e nulla, è un disco degno del suo genere, un album dignitoso e violento, oscuro e puzzolente ma che proprio per via di questo suo fedele attaccamento alle radici spesso perde in violenza, specie in quei momenti in cui l’ensemble si sarebbe potuto lasciare andare maggiormente, facendosi spingere da una maggiore dose di furia.

Così com’è, è un disco normale, ampiamente sopra la mediocrità ma neanche eccelso. Ed anche solo per questo, dato il genere, molti lo adoreranno.

Giuseppe “Maelstrom” Casafina

 
70