Recensione: Exit…Stage Left

Di - 23 Luglio 2003 - 0:00
Exit…Stage Left
Band: Rush
Etichetta:
Genere: Prog Rock 
Anno: 1981
Nazione:
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90

Negli ultimi mesi di Rush abbiamo parlato molto, con la pubblicazione di molte recensioni degli album più belli prodotti dal gruppo canadese nel corso di 30 anni di musica fantastica. Exit…Stage Left, è un live e siccome stiamo parlando di Rush, chiude un periodo specifico del trio. Infatti i nostri hanno l’abitudine di pubblicare un live album, ogni quattro album in studio, e se andate a spulciare la discografia, noterete che questo live è preceduto da quattro lavori che è impossibile non definire capolavori: A Farewell to Kings, Hemispheres, Permanent Waves e Moving Pictures. E’ chiaro che la selezione di brani contenuti in Exit…Stage Left, si rifà in particolar modo alle canzoni del periodo ’77-’81. Le complesse strutture ritmiche ed armoniche modellate dalle sapienti mani di Lee, Lifeson e Peart vengono riproposte dal vivo con rinnovato vigore e guizzo melodico.
I 13 brani raccolti in Exit…Stage Left sono estratti da due concerti differenti, uno tenutosi nella terra natale del gruppo, il Canada e l’altro in suolo anglosassone, da sempre avido di nuove strade musicali.

Piccola curiosità: l’artwork fotografico, è un collage di personaggi contenuti nelle precedenti copertine del gruppo. Infatti ritroviamo i due uomini presenti sulla copertina di Hemispheres, la ragazza di Permanent Waves, la civetta di Fly By Night, i portatori di quadri di Moving Pictures, il Re Fantoccio di A Farewell To Kings ed altri particolari che richiamano ai restanti album.

L’apertura è affidata alle fulminee note di The Spirit Of The Radio, un pezzo che al momento della sua pubblicazione portò un notevole successo ai Rush per la sua orecchiabilità e per l’ampia diffusione che ebbe in radio. Favolose melodie ci trasportano sul palcoscenico, dove la musica dei tre non perde una stilla in quanto a qualità d’esecuzione. Spazio quindi a due canzoni tratte da Moving Pictures, ovvero la trascinante Red Barchetta e la strumentale YYZ, che in questa occasione si dilata amplificando la sua durata del doppio, lasciando nel mezzo lo spazio per un fantastico assolo di batteria di Peart. Fanno anche la loro comparsa le avvolgenti melodie orientaleggianti di A Passage to Bangkok. Immancabile in ogni concerto dei Rush, l’inno per antonomasia del gruppo canadese, ovvero Closer To The Heart, canzone simbolo di una discografia di quasi venti album. Vengono riproposte in tutte le loro complesse strutture anche canzoni ben più complesse, come l’imponente Jacob’s Ladder, la caledoscopica Xanadu e la strumentale per eccellenza, La Villa Strangiato, che in questa veste ha un intro di chitarra elettrica altrettanto fulminante. La track-list è condita di altre celebri canzoni come The Trees, Tom Sawyer ed il tributo di Broon’s Bane.

Un album Exit…Stage Left con canzoni famosissime e che offre un ottima prospettiva dei Rush in sede live durante il loro periodo più creativo.

Francesco “madcap” Vitale

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