Recensione: Expanding Toward Collapsed Lungs

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A distanza di dieci anni dal loro acclamato (in positivo quanto in negativo) esordio “The Wet Sound Of Flesh On Concrete”, i Saprogenic tornano alla ribalta con il loro terzo full-length “Expanding Toward Collapsed Lungs“. Per chi non avesse confidenza con la band di Detroit un breve ‘ripasso’ delle due uscite antecedenti quest’ultima release: il primo “The Wet Sound Of Flesh On Concrete” gridava allo scandalo, con la voce cavernosa di Swanson che richiamava un Lord d’annata, e un livello tecnico/compositivo non tanto interessante dal punto di vista dei singoli, quanto di un “sound globale” schietto, diretto e senza vie di mezzo, assistito da una produzione appropriata che metteva in campo una nuova meteora impazzita nell’ambito brutal. Discorso portato (in buona parte) avanti con il successivo “Ichneumonid” datato 2006, che vedeva ancora i tratti caratteristici della band messi a fuoco, soprattutto per la voce di Swanson e il riffing killer. Mentre iniziava a farsi evidente il progresso ‘tecnico’ della band, che avrebbe inevitabilmente spostato (anche se di non molto) il tiro verso nuovi ambiti, soprattutto con l’aggiunta di slow e mid-time, perdendo qualcosa in rabbia ‘sonora’ ma acquistando in varietà d’intenti. La chiave di volta è inevitabilmente nel drumming, dove Macpherson inizia a prendere in mano le redini del gioco, e proprio sul suo eccellente drumming sarà incentrato questo nuovo lavoro.

La band riesce a sorprenderci cambiando registro e marcia, e continuando la sua evoluzione, sia tecnica che sonora. Swanson mette questo elemento in chiaro fin dall’opener “Removing a Phantom Limb”, dove riesce a scollarsi per un breve momento dal suo growl d’oltretomba, proiettandoci verso un nuovo capitolo della loro saga. I tempi dispari della ‘hit’ “Eat My Heart” ne sono un esempio lampante, dove la furia iniziale si staglia in pieno nel riff di “A New Level” di ‘darrelliana’ memoria. Si nota il cambio direzionale intrapreso dal combo anche nella successive “Choking Victim” e “Below Death”, sia per i frequenti slow-time che per alcuni tratti groovosi, che rendono l’ascolto fruibile rispetto ai canoni dei dischi precedenti. Anche se la doppia cassa di Macpherson è una mitragliatrice, e il rullante una contraerea, i momenti estremi sono di durata limitata e intervallati quasi in tutti brani da altri più ‘melodici’ e ‘aperti’, che lasciano respirare frequentemente; sia la sezione centrale di “Ritual Blaze” che l’intro di “Expanding Toward Collapsed Lungs” ne sono esempi lampanti. Le chitarre di Skinner e Crossman restano in parte fedeli al passato, tenendo il loro sound (quasi) invariato e anche il riffing riesce in qualche modo ad ancorarsi alle produzioni precedenti, comunque adeguandosi in maniera eccellente alle nuove direttive messe in atto. I restanti brani seguono la falsariga dei precedenti, perlomeno sotto il profilo compositivo, con partenze a mille, sezioni di respiro e finali incandescenti, non rendendo nuovi elementi al songwriting, vero e proprio punto debole della band, che li tiene un gradino sotto i ‘compagni’ di label Malignancy e Wormed, che riescono ad essere allo stesso creativi e avanguardistici senza sacrificare il loro sound, anzi, aggiungendo elementi che vanno a integrarsi perfettamente con le loro recenti produzioni. Dulcis in fundo una non ben decifrata cover di Night's Blood, cavallo di battaglia dei compianti Dissection. Sono pienamente d’accordo per la ‘fusione’ e il contagio dei generi musicali, ma in questo caso non riesco a coglierne il senso, se non per lo sforzo di Swanson a fare le veci di Jon Nödtveidt in ‘registri vocali’ da black metal, nulla aggiungendo di interessante all’originale, se non un rifacimento spudorato senza alcun filo logico ed estetico, dubitando fortemente del fatto che vada visto come un avvertimento per il futuro stilistico della band.

Per ora possiamo dire che nonostante le qualità tecniche dei cinque del Michigan siano ben note e di altissimo livello, e il sound del disco risulti interessante e coinvolgente soprattutto ai primi ascolti, purtroppo la parentela stretta a Suffocation e Origin rischia di uniformare Saprogenic alla miriade di band che si prodigano nel metallo estremo, lasciandosi alle spalle quel che d’interessante li aveva messi in mostra con il loro arrivo sulle scene, quella violenza e quell’anticommercialità degna di act fedeli al proprio credo.

Vittorio "versus" Sabelli

 

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