Recensione: Exterminator

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Svedesi, attivi dal 2014, due album sul groppone, compreso questo nuovo "Exterminator". Monicker, artwork, line-up, diversi gli elementi che concorrono a dare una fisionomia abbastanza precisa (e prevedibile) alla band; viene facile immaginare quale sia l'orizzonte sonoro di riferimento di questi viperotti di Göteborg. Per altro il rettile edenico va piuttosto di moda ultimamente tra i vetero metaller rivangatori del vintage ottantiano, basti pensare a Crystal Viper, AxeVyper, Alpha Viper, ai quali questi Night Viper vanno ad aggiungersi non brillando magari di originalità ma, al contrario, cercando di affiliarsi nel modo più evidente e marchiano possibile a sonorità nelle quali evidentemente si ripecchiano e che intendono onorare e portare in dote all'ascoltatore più retrò-oriented.


"Exterminator" è un disco solido e quadrato, pure troppo; tetragono nella sua riproposizione di certo metal classico ottantiano (d'area perlopiù germanica), dunque zero colpi di testa, improvvisate, contaminazioni. Il metal kid che non vuole bizzarrie eccentriche si sentirà a casa, tra amici, pronto a levare le corna al cielo e unirsi in battaglia ai brothers of steel a lui affini. Il rovescio della medaglia è che tutto quanto scritto fin qui può diventare un boomerang se si è in cerca di un minimo di svolta dal 1986 ad oggi. In quell'anno usciva "True As Steel" terzo lavoro degli Warlock, gli Accept avevano già macinato la loro miglior produzione, i Running Wild si stavano facendo le ossa e, varcando i confini teutonici, altrove gente come Grim Reaper, Chastain o Rock Goddess mostravano di sapere il fatto loro. I Night Viper sono fermi a quel giro di boa, con l'aggravio della data sul calendario e di una produzione che, secondo il mio gusto, rende relativamente giustizia alla loro foga (a tratti vagamente thrashy), soprattutto per quanto riguarda la batteria, davvero troppo scarna e stopposa a livello di sound (e onestamente anche poco fantasiosa nei patterns). Il 4/4 irriducibile scandisce ogni pezzo in scaletta, Sofie-Lee interpreta le sue linee vocali con molta vigorìa, idem si potrebbe dire della coppia d'asce Sutton/Frick, tuttavia il risultato finale è modesto, ordinario, assai poco sorprendente. I Night Viper sono una band mediana, operaia, che propone certamente con affetto e impegno il proprio stile "ottantiano", ma che deve fronteggiare l'agguerritissima concorrenza di band altrettanto "passatiste" ma decisamente più efficaci, anche solo nel copia/incolla (vedi Enforcer, Cauldron, Black Trip, Screamer, etc).


Non un brutto album, nemmeno un bell'album; un lavoro piacevole da ascoltare ma un po' grezzo e ancora troppo poco profondo se ci si sofferma con attenzione a scandagliare ogni sua sfumatura e coloritura. L'impeto dei Night Viper è genuino e sincero, il livello del songwriting ancora non incisivo a tal punto da battersi ad armi pari con i nomi su menzionati, anche volendo limitarsi al riproporre (con gusto però) il sound delle origini, della Patristica del Metal, le basi insomma. Anche una maggior varietà all'interno della scaletta non guasterebbe, poiché se è vero che di grinta "Exterminator" non difetta, è altrettanto vero che non ci si orienta benissimo tra un pezzo e l'altro, rischiando qualche confusione per eccesso di similitudine. Ovvio, al miliardesimo ascolto si quaglia, ma il fatto che ci voglia un po' per distinguere a che punto della scaletta siamo non è un indizio troppo sano dello stato di forma della band. Aspettiamo la prossima prova, sperando che sia più fluida, creativa e personale.


Marco Tripodi
 

 
60