Recensione: Extinct

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Extinct è il titolo del debut full-length dei Thrashers svedesi Defiatory, pubblicato il 3 giugno 2016.

Il Regno di Svezia è patria di molti gruppi metal, tra i molti si citano gli Heavy Load formatisi nel 1976, i Candlemass che nel 1984 furono precursori del Doom Metal, i Dream Evile, gli Hammerfall, ed i Sabaton emersi negli anni ’90 ed i più recenti, ma altrettanto incisivi, Ghost.

La frangia più estrema del genere mise solide radici nel paese, per poi esplodere nel mondo, grazie al lavoro di un artista autoctono di nome Ace Börje Thomas Forsberg, meglio conosciuto come Quorthon e purtroppo scomparso nel 2004, che nel 1983 scatenò l’Inferno con i suoi Bathory.

Ispirati inizialmente dal primordiale Black Metal dei Venom, i Bathory dettero vita nella propria terra ad un fiorente movimento, che negli anni crebbe a dismisura con continue innovazioni grazie anche all’influenza di band americane come Possessed, Morbid Angel e Death.

Fu così che dalla fine degli anni ’80 la nazione di mezzo della penisola scandinava divenne il cuore europeo del Death e del Black Metal e dei loro svariati sotto generi.

Il Thrash metal, invece, non attecchì altrettanto bene in Svezia ed il numero di band emergenti dedite a tale genere succedutesi dal 1983 ad oggi è molto esiguo; tra queste spiccano gli Enforcer,  presenti dal 2004 ed inclini a quello che una volta si chiamava Speed Metal, e i Defiatory. Quest’ultimi sono orientati verso un veloce Thrash Metal di stampo Bay-Area (in primis lo stile dei Metallica e dei primi Exodus) reso moderno dall’uso di tonalità groove ed oscure, come dimostrato nel loro primo album “Extinct”, composto da otto brani  della durata complessiva di poco superiore ai trentasette minuti.

Come la maggior parte dei gruppi svedesi il combo suona veramente bene, frutto di una cultura che porta tutta la musica in primo piano nella vita del paese. L’album è intriso di sezioni ritmiche che sono veri e propri attacchi sonici, l’uso della doppia cassa è magistrale, gli assoli di chitarra sono incisivi ed in linea con la melodia del pezzo in cui sono inseriti,  il cantante utilizza la sua voce cavernosa e profonda per interpretare con enfasi strofe e refrain, mantenendola entro i propri limiti estensivi senza strafare.

Il combo si esprime al meglio durante le prime quattro tracce: l’opener “The Final Conflict” presenta un buon riff iniziale e poi parte con strofe veloci accoppiate ad un doppio refrain, il primo veloce con un controcanto al  limite del growl, l’altro composto da un mid tempo pestatissimo. La seguente “Reaper” rimane sulla stessa linea con all’interno un assolo lungo ma vario e carico di melodia, mentre con la terza “Aeons End” i Defiatory cambiano marcia e rallentano senza però perdere potenza ed incisività (per il pezzo è stato realizzato un video). La successiva “Dogs of War“ non ha nulla a che fare con il brano omonimo dei Saxon del 1995, tantomeno con quello dei Pink Floyd del 1987, risultando una Thrash Track veloce e pestata, con richiami alle prime produzioni di Metallica e Slayer, frammentata da partiture in tempo medio che ne esaltano la grinta.  

I quattro brani della seconda parte del disco presentano una tessitura compositiva ed un arrangiamento non altrettanto vario: pur non perdendo un Watt di potenza e contenendo tutti buoni riff ed assoli, in alcuni momenti i cambi di tempo non sono ben definiti ed in altri la partitura è troppo complessa e perde d’immediatezza diventando di non facile ascolto.  

Tirando le somme, soppesando pregi e difetti del disco, considerando che il gruppo è alla prima prova e che la buona qualità e le idee non mancano, si ritiene che questo sia di forte interesse ed in grado di crescere velocemente. Ci si augura che continui a percorrere la strada intrapresa stupendo maggiormente con la prossima uscita.  

Bella la cover, che immortala una moderna città in completo decadimento rappresentando appieno il titolo dell’album.

 
60