Recensione: F4UR

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Il curriculum vitae di Tommy Denander, chitarrista, autore e produttore scandinavo, è assolutamente impressionante. In tre decadi di carriera, l’axeman ha suonato in pratica con tutti, prestando la propria opera in oltre duemilacinquecento album, dal rock alla musica leggera, per non parlare delle colonne sonore di film e serie TV.
Non vi è artista dell’ambito AOR, poi, con cui Tommy non abbia collaborato: la lista comprende, in particolare, la maggioranza dei vocalist più celebrati del settore, da Steve Perry (Journey) a Bobby Kimball (Toto), da Joe Lynn Turner a Stan Bush (giusto per citare qualche nome).
Tommy (che solo pochi mesi fa abbiamo riascoltato nell’ultimo full-length del progetto Impera), è anche il titolare del monicker Radioactive, con il quale ha dato sfogo alle proprie ambizioni solistiche realizzando, fino a ieri, tre album. L’ultimo di essi, il bellissimo Taken (tra i più rilevanti album AOR degli anni zero-zero), risale addirittura al lontano 2006.
Prima che trascorresse un intero decennio da allora, Denander ha rilasciato il suo quanto lavoro come Radioactive, dal titolo “F4UR” (o “4”), in uscita per Escape Music.
La formula resta la stessa: una manciata di brani AOR/melodic-rock affidati ciascuno ad un diverso singer tra i più prestigiosi del genere (qualcuno di essi si concede anche il bis).

L’occasione si presenta anche in modo tale da far versare qualche commosso lacrimone all’ascoltatore: tra i vocalist presenti in F4ur, ci sono, infatti, anche alcuni di recenti scomparsi, lasciando un grande vuoto nel mondo del rock “adulto”. Jimi Jamison (Survivor), ad esempio, cui spetta l’onore di aprire le danze grazie all’iniziale Summer Rains. Dopo un inizio a cappella la voce calda del singer s’incastona a perfezione in questo midtempo soft-rock altamente melodico.
Un’altra figura iconica dell’AOR che di recente ci ha lasciato, Fergie Frederiksen  (Toto, Le Roux), arriva subito dopo con Back To The Game. Qui nervosi riff trafiggono un brano elettrico pervaso da un’aria corale e da una chitarra serpeggiante.
Più in là, il vocalist torna ad intrattenerci con Just A Man, più cadenzata ma forse un tantino meno avvincente.
Tra i protagonisti vocali di F4ur, troviamo pure l’ottimo Jeff Paris, protagonista di due dei brani più coinvolgenti del lotto: Beautiful Lies, la quale ci delizia con ancora una volta tempi medi ed armonie zuccherose anche se trapassate da una chitarra decisa e che si cimenta in un impeccabile solo, e  Start All Over, un brano dinamico con stringenti accelerazioni.

Non mancano, come in Taken (ma lì erano si esibivano in un duetto), i magnifici coniugi del rock melodico: parliamo della divina Robin Beck, la quale in When The Silence Gets Too Loud è assolutamente a suo agio tra melodie aperte ed evocative e suoni mai invadenti ed il perfettamente calibrato assolo di prammatica della sei-corde del mastermind, e di sua signoria James Christian (House Of Lord), il quale in Give Me Your Loving presta la sua ugola ad una canzone movimentata e inquieta tra giochi di rimandi tra tasti d’avorio e chitarre.
Vista la passione di Denander per i Toto, nonché la sua occupazione nella backing band del baffuto primo cantante del combo statunitense, non può mancare il buon Bobby Kimball.  Heart Come Alive è scandita, grintosa ed hard ma i vocals non paiono così in palla come si vorrebbe.
E se è ovvia la presenza di Kimball, tra le apparizioni meno scontate festeggiamo con piacere quella di Jean Beauvoir (Crown Of Thorns ma pure Plasmatics), il cui canto deciso caratterizza una You'll Find The Fire, dalle tastiere inquietanti ed in cui Denander supera se stesso con un assolo mirabile. 

Una bella sorpresa è anche la presenza di David Roberts. L’artista del cult album All Dressed Up impreziosisce Alibis, un insinuante west coast-AOR da manuale.
Ancora in ambito soft-rock troviamo If Only My Memory Could Lie, con ospite Dan Reed, che inizia in sordina e poi esplode in una melodia raffinata, mentre Steve Walsh (Kansas), è alle prese con The Piper, dall’apertura hard rock e dall’incedere fiero ed epico (quasi più vicina ai più Magnum che ai Kansas)
Il dominus dei Radioactive si concede un piccolo spazio tutto suo nello strumentale Memoriam: un minuto e dodici secondi di lirismo chitarristico pinkfloydiano su sfondo liquido di tastiere.

Va detto che rispetto a Taken prevalgono di poco le atmosfere più  soft (evidentemente le esigenze più hard e groovy saranno state soddisfatte con i lavori a nome Impera!).
In definitiva, l’ultima attesa fatica di Tommy Denander è una parata ineccepibile di vocalist che hanno fatto la storia dell'AOR, in cui la presenza di Denander e della sua chitarra è stilosa, determinata  seppur mai invadente e sempre al servizio delle elegantissime canzoni.
Una vera e propria lectio magistralis sull’AOR.

 
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