Recensione: Fake Idols

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Avete presente gli Avenged Sevenfold? Si proprio loro: forse i maggiori esponenti del cerchiobottismo metallico di inizio millennio, in grado di passare con incredibile disinvoltura dall’emo/metalcore degli esordi al sound attuale, dal taglio addirittura revivalistico, riuscendo pure ad infilare nel mezzo due colpi notevoli (“City Of Evil” e “Nightmare”).
 
Bene, se fate parte di coloro che si sono sempre chiesti cosa gli A7X avrebbero potuto davvero dare alla causa del Metallo Pesante lasciando un po’ da parte smalti, tatuaggi e eyeliner per dedicarsi maggiormente all’aspetto puramente musicale, forse ascoltando il debutto dei nostrani Fake Idols potreste trovare qualche risposta.
 
La band friulana nasce dalle ceneri di ben tre gruppi recentemente scioltisi: Raintime, Slowmotion Apocalypse e Jar Of Bones e c’è da dire che la differente estrazione musicale (dal progressive al death/core fino al nu/alternative) degli artisti coinvolti incide in maniera molto marcata sull’identità sonora del progetto. La musica dei Fake Idols è, in effetti, molto moderna e ben rifinita e, sebbene il nome che appare forse più naturale affiancare loro sin dal primo ascolto sia proprio quello dei succitati statunitensi, di certo la sostanza non si ferma lì. Innanzitutto la voce: l’ugola ruvida e passionale di Claudio Coassin, infatti, è di quelle che darebbero una marcia in più anche alle canzoncine dello Zecchino d’Oro. Poi le chitarre: perpetue, tecniche e ispirate come non mai nelle mani di due strumentisti esperti e capaci quali Ivan Odorico e Cristian Tavano, efficientissimi sia in fase di riffing sia in fase solista. Chiude il quadro, per puro ordine logico ma non certo per minore importanza, la micidiale sezione ritmica composta da Ivo Boscariol al basso e da Enrico Fabris alla batteria, determinanti nel dare ai vari pezzi un impatto decisamente più rockeggiante di quando gli Avenged Sevenfold siano finora mai riusciti ad ottenere.

Nulla pare, insomma, lasciato al caso e di certo il gusto nel comporre e nello scegliere suoni e arrangiamenti risulta fortemente attuale e indubbiamente rivolto alla conquista di quella fascia di ascolto che predilige l’hard ‘n’ heavy moderno senza tuttavia disdegnare incursioni nella classicità. Nell’opener “One Way Trip” si sente già di tutto e di più: chitarre gemelle, grande tiro di basso e batteria, melodie riuscite e una voce graffiante, esattamente a metà strada tra M. Shadows e Andi Deris, che fa la differenza sin dal primo ascolto. Bene anche la successiva “My Hero”, peraltro valorizzata dall'ispirato duettare del Coassin con Mia Coldheart delle scandinave Crucified Barbara; ma è con la velocissima “Switch”, il suo ritmo vorticoso al limite dello speed e l'irresistibile crescendo melodico che i Fake Idols piazzano il primo vero colpo da novanta.
 
Gli Avenged Sevenfold riecheggiano anche nelle vocals vagamente emo di “Push Me Down” e nelle strofe di “When The Curtain Closes”, tuttavia il taglio impresso dai friulani ai vari pezzi è decisamente più cazzuto e metallico: il giusto mezzo in grado di rendere le canzoni moderne, orecchiabili e godibili. “Far From My Widow” parte come una sorta di power-ballad per poi sfumare in atmosfere thrash primi anni '90 fino al buonissimo refrain, mentre la più particolare "No One" funge piuttosto bene da spezza-ritmo. Con “I Am Wrong”, il suo riffing più classicamente heavy/power e il ritornello beffardo siamo invece dalle parti degli Helloween era-Deris; impressione confermata anche da “My Favourite Game”, interessantissima cover dei The Cardigans, e dalla successiva“The Prankster”.
 
In chiusura troviamo “All My Memories”, un altro riuscito connubio di hard 'n' heavy, power e alternative metal e, infine, la spettacolare “The Trap Of A Promise”: una ballata a dir poco superba, nella quale la bellezza semplice e lineare del tema di chitarra trova adeguato complemento in una prestazione vocale di rara profondità emotiva, in grado di cancellare con un deciso colpo di spugna il pur ragguardevole M. Shadows di “Tonight The World Dies”.

Poco altro da aggiungere: i Fake Idols hanno le idee estremamente chiare e fanno maledettamente sul serio: due caratteristiche che, abbinate ad una proposta parecchio accattivante, potrebbero permettere loro di arrivare davvero lontano. Magari insieme ad altre band tricolori giunte alla ribalta negli ultimi tempi quali Destrage, Temperance e Ravenscry. Cheers.

Stefano Burini



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