Recensione: Family

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Dopo il curioso The Audio Guide to Happiness (doppio album rilasciato tra 2011 e 2013 e che gli addetti ai lavori ricorderanno senza dubbio come uscita degna di nota), i Jolly hanno continuato la loro carriera musicale, ma decisamente in sordina. Hanno aperto alcuni show per i Flying Colors e partecipato al ProgPower Festival del 2014, poi la band di NYC ha deciso di tentare il rilancio affidandosi alla piattaforma di crowdfunding Patreon. È stato il sincero supporto dei fan che ha permesso, quindi, la realizzazione di Family, nuovo full-length composto da nove tracce per una cinquantina di minuti di ottimo prog. del nuovo millennio.

Il sound della band è rimasto quello di un lustro fa, ma questa volta la novità non è il focus sui cosiddetti toni binaurali, bensì la voglia di aggiungere alcuni nuovi elementi sonori per enfatizzare e approfondire l’approccio melodico e heavy del gruppo statunitense. Ci sono tutte le premesse per avere di fronte un ottimo album e le nostre aspettative, lo anticipiamo, saranno ampiamente ripagate.

Lie to me” è un opener magnetico con momenti tiratissimi djent accostati a un refrain orecchiabile e parti di pianoforte sbarazzine. I sei minuti del pezzo volano, siamo su lidi vicini ai Periphery e viene naturale proseguire nell’ascolto dell’album. “Lazarus” presenta parti oscure e speziate d’Arabia, alcune progressioni sonore sono davvero trascinanti e non mancano, di nuovo, le ritmiche da headbanging. Seguono due pezzi a velocità ridotta d’applausi. “Rain” trasuda raffinatezza e atmosfere stoner/alternative; “Ava” è il vero highlight del platter, un brano catchy, commerciale e ballabile per certi versi, ma assolutamente vivo e pulsante. Dopo l’intermezzo prog. “Who Will Remember (When You Forget)” è la volta della suite “Let Go”. Questa regala una prova magistrale del combo newyorkese, che si dimostra maturato nel corso degli anni Dieci riuscendo a comporre un pezzo ambizioso di undici minuti. Nel primo terzo di durata non sembra esplodere, ma poi cresce man mano: dopo la svolta centrale con un assolo di chitarra, segue una sezione alla Devin Towsend (vicina alle strofe più tirate della recente "Hear Me") e i minuti finali sono una goduria grazie all’accostamento tra 6-corde e sintetizzatori. L’ultimo quarto d’ora prevede tre brani niente male. “Violet” è un altro pezzo ammiccante e con inserti di musica elettronica, non c’è granché di metal e prog. ma va bene così. “Circuit Heaven” include momenti di sana spensieratezza, “With Me” chiude il cerchio senza cadute di stile, dimostrandosi una song raffinata ed eterea.

Family è un album che in pochi faranno loro ed è un peccato, band come i Jolly meriterebbero maggiore visibilità e successo. Da non sottovalutare anche il bonus disk nella deluxe edition, fatela vostra!

Roberto Gelmi (sc. Rhadamanthys)

 

 

 

 
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