Recensione: Fearless

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E’ bastato l’annuncio dell’imminente uscita del quinto album dei Pride of Lions, quattro/cinque anni dopo l’eccellente Immortal del 2012, per mettere in fibrillazione il non smisurato ma tenace drappello degli appassionati dell’AOR. Questi erano, infatti, impazienti di mettersi all’ascolto di nuove canzoni della band costituita intorno al gigante del rock melodico Jim Peterik (celebre per la sua vitale militanza nei fondamentali Survivor) assieme al portentoso cantante Toby Hitchcock (look da ragazzo della porta accanto e ugola prodigiosa).
I Pride of Lions, infatti, hanno, fin dal proprio esordio del 2003, inanellato una catena di dischi (quattro in studio ed uno live)  riconosciuti all’unanimità come capolavori del genere, infarciti di melodie sublimi e spavaldamente ostentate, arrangiamenti ed esecuzioni di grande eleganza, ed una energia generante vitalità ed ottimismo.
Ed anche il nuovo “Fearless” non tradisce le attese, anzi. Se fino ad oggi i Pride of Lions non hanno mai commesso uno sbaglio, il nuovo disco ci riporta al livello dei sorprendenti esordi della band: il lavoro, infatti, esibisce un AOR classico e dalle profonde venature pomp, con tanti rimandi, naturalmente, allo stile compositivo dei Survivor, ma anche con un reticolato di suoni che non disdegna sonorità più attuali. La band, dunque, evita accuratamente il rischio revival, ma resta ben lontano anche dai suoni compressi e senza sfumature di certo pur apprezzabile MHR contemporaneo.

Parecchie, in Fearless, sono le canzoni traboccanti di grandeur melodica quasi da musical e carica di teatralità: il midtempo di The Light In Your Eyes, ad esempio, o il pomp rock di In Caricature e di All I See Is You, quest’ultima con un intenzionale gusto alla Kansas conferito dal vìolino di Andrew Ohlrich.

Lo sconfinato impeto armonico non si placa nemmeno nei brani più soffici, quali l’elegante ed insinuante Silent Music, la semiballad in punta di valzer Unmasking The Mystery e, soprattutto, la lectio magistralis su come comporre, arrangiare ed eseguire una power ballad intitolata Everlasting Love, grandiosa e con la voce di Toby ovviamente sugli scudi.

Chi ha consumato i solchi di Vital Signs e When Seconds Count dei Survivor si compiacerà di ascoltare le due tracce a due velocità slow/fast Freedom Of The Night e The Silence Says It All, mentre altri brani stanno lì a ricordarci magnificamente che il pomp e l’AOR sono diramazioni dell’hard rock. Parliamo della trascinante e innervata da grintosi riff chitarristici Rising Up e, soprattutto, della title-track Fearless, aggressiva, sontuosa, monumentale e iper-melodica.

Con Fearless, dunque, il nuovo anno per chi ama l’Adult Oriented Rock inizia davvero bene, con un album in cui una voce superlativa, un songwriting magistrale, un’esecuzione impeccabile e gustosa in cui convivono eleganza e vigore (particolarmente nel suono delle due chitarre, sulle quali scorrono le dita di Mike Aquino e dello stesso Peterik) immortalano ancora una volta i Pride Of Lions come nome di punta della scena del rock melodico di oggi.

Benvenuti nel 2017!
 

Francesco Maraglino

 

 
90