Recensione: Fellow’s Wait

Di Stefano Ricetti - 5 Gennaio 2006 - 0:00
Fellow’s Wait
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Anno: 2005
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68


I The Killing Machine sono una formazione di cinque elementi proveniente dalla Sardegna, terra da sempre assetata di metallo e, troppo spesso, per usare un eufemismo, snobbata dai tour continentali. La line-up vede Frank Morana alla voce, Luca Murgia e Davide Garau alle due chitarre, Daniele Ferru alla batteria e Nicola Pirroni al basso.

Fellow’s Wait è un Cd di quattro pezzi, con una copertina straclassica molto ben curata che richiama alla grande gli anni ottanta e, quindi, con malcelata emozione, mi accingo all’ascolto del disco. Si parte con la title track, che dopo un inizio lento esplode nel riff massiccio delle due asce che non lascia prigionieri. Poco dopo entra la voce di Frank, bella potente e piena, con venature epiche caratterizzanti. Il brano si sviluppa poi in arpeggi di chitarra molto interessanti nella fase centrale per poi finire fra un riff Nwobhm e l’altro e le evoluzioni vocali del singer.

Decisamente un buon inizio, un brano dal sapore generale di US Metal – mi sono venuti in mente i Metal Church meno immediati della seconda fase della loro carriera -. Segue Chains, episodio più scontato, che scorre senza graffiare a sufficienza, forse anche per via della eccessiva lunghezza del brano, che disperde un poco le forze dei Killing Machine qua e là. Ci pensa il mid tempo di We Bore a riportare in alto le quotazioni di Fellow’s Wait: un riff ipnotico spiana la strada a un Frank halfordiano nell’interpretazione e particolarmente ispirato che ci consegna un brano pesante e nello stesso tempo d’atmosfera, con dei velati richiami ai Mercyful Fate più luminosi nella seconda parte del pezzo.

Si chiude con Mansion, song classica che si rifà ai maestri del metallo degli anni ottanta (Saxon/Priest/Maiden) con una prova sempre incisiva del cantante, che, anche in questo caso, per via dell’impostazione evocativa ricorda il metal god. In definitiva un Cd ben prodotto e ben curato, dall’artwork vintage – anche all’interno del booklet -, che gli conferisce un fascino particolare.

Le premesse per fare bene mi sembra ci possano essere tutte, i Nostri interpretano la lezione dei maestri del metallo al meglio, senza tralasciare qualche spunto personale: aspettiamo quindi l’esordio dei Killing Machine su full length…

Stefano “Steven Rich” Ricetti

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