Recensione: Fields of Devastation

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In Italia è un po' complicato affrontare un gruppo come questo senza inarcare un angolo della bocca, specie quando si viene a conoscenza che il nome originale della band era in realtà proprio Sturmtruppen, cambiato poi in fretta e furia nel 2006 - per motivi non meglio identificati - in Truppensturm.
La fantasia iniettata nel notevole cambio di nome è un ottimo indicatore della mente che si cela dietro a questa turpe manifestazione di furia musicale distruttiva.

Fields of Devastation è infatti come un treno senza freni che romba alla velocità del suono, sfonda le barriere del black metal, se lo lascia alle spalle in un decimo di secondo e si scaraventa a testa bassa nel più violento War Metal senza alcun compromesso. In appena 23 minuti il nostro Vangard von Rimburg compie ogni sforzo per massacrare le chitarre, distruggere la batteria e vomitare anatemi bellici senza praticamente soluzione di continuità. In pieno spirito del black war europeo, con la forza di chi vuole dimostrare che la Germania non è solamente power metal e suicidal black, questa one-man band della Westfalia decide di seguire il sentiero battuto da mostri del calibro di Bestial Warlust, Infernal War o degli stessi Blasphemy. Non un momento di riposo: le chitarre girano, girano come uno schiacciasassi ripetendo gli stessi riff brutali, al confine con il grindcore al quale il genere strizza più di un occhio, mentre la voce venefica, opportunamente riverberata come vuole la prassi, accompagna il sibilo dei nove proiettili che compongono quest'album ai confini di un EP.

Impossibile trovare un punto d'appoggio, qualche melodia da seguire o fischiettare sotto la pioggia: Fields of Devastation è uno sterminio musicale pronto a gettare il panico in sede live e nelle caverne dei blackster più intransigenti, ai quali probabilmente è dedicato tutto questo lavoro.
Già, perché al momento non riesco a trovare un senso a quest'ultima fatica dei (del?) Truppensturm, e l'interrogativo è sempre lo stesso quando si tratta di musica estrema oltre il verosimile: quali braccia accoglieranno questo breve e distruttivo CD? Ho sentito decine di demo che non si discostano di un millimetro da questo prodotto e, tanto per rincarare la dose, molte altre band sono passate prima di loro e hanno scatenato il loro War Metal con le stesse, identiche procedure. Il collo di bottiglia è il genere suonato, per lo più lineare e cieco.
Fields of Devastation non presenta alcuna novità sul campo e nemmeno troppa fantasia - a parte qualche urletto qua e là e qualche sventagliata di mitra, d'obbligo in ogni album di questo tipo. Il War Metal a tout court è un genere che ha fatto il suo tempo e ritrovarselo tra i piedi senza alcuna volontà di rinfrescarlo, o quantomeno di consolidarlo con una prova vulcanica e sopra le righe, lascia un po' l'amaro in bocca come l'ennesimo gruppo-clone degli Immortal tutto zanzare, scream e attitudine acquistata al 3x2.

Perfetto per chi non ne ha mai abbastanza di uragani acustici sferzanti, brevi e spietati. Per tutti gli altri... c'è un panorama musicale sterminato ancora da esplorare, a iniziare dai capostipiti del genere più ferale di sempre.

TRACKLIST:

01. Intro
02. God of Blood
03. Sodomy
04. Walk the Path of War
05. Black Funeral Pyre
06. Tohu-Va-Vohu
07. Inflame the Pentacle
08. Nifelheim Legions
09. Lacerate Their Bodies

 
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