Recensione: Final Warning

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Grazie alla Hot Metal Records vede la luce per la prima volta in formato cd l' introvabile primo ed unico lavoro degli statunitensi Messiah. Questi cinque ragazzi ci propongono un Heavy Metal molto personale e non facilmente catalogabile. Nelle liste specializzate viene descritto come Epic Metal ma in realtà questa definizione non deve essere presa alla lettera. Sicuramente molte soluzioni sonore possono essere ricondotte ad un certo modo di intendere l'epic ma in definitiva i Messiah proponevano un suono che pur essendo riconducibile ad un heavy metal di stampo americano proponevano all'interno del classico schema alcune soluzioni che li rendevano sicuramente più originali e se vogliamo innovativi rispetto agli schemi classici imposti negli anni 80. Rispetto ad esempio al suono crudo di gente come Omen o Salem's Wych i Messiah risultano più regali e raffinati caratteristica che viene rappresentata soprattutto dalla personalissima voce di Chuck Gugel non che nel modo di modularla nel corso dell'intero disco. Rispetto all'aggressività di singer come J.D. Kimball o Tim Baker che preferivano un approccio più barbarico questo sconosciuto singer predilige al contrario soluzioni vocali più pacate e se vogliamo “narrate” contribuendo in maniera determinante a creare quell'atmosfera crepuscolare che regna durante l'interno ascolto. Anche il suono delle chitarre è meno tagliente rispetto ai gruppi sopraccitati accompagnate costantemente da soffusi tappeti tastieristici. La produzione non è eccezionale ad in alcuni casi il suono di chitarra e tastiera risulta un solo blocco ma questo difettuccio assolutamente non fastidioso contribuisce a creare quel suono particolare che rende Final Warning originale nella sua classicità. Tutte le caratteristiche appena elencate sono racchiuse nel particolare epic metal di “Who's To Blame” canzone da'apertura che ha la sua arma vincente nella bella linea vocale che la caratterizza. Dopo il discreto cadenzato di “Outta Control” arriva il primo gioiellino del disco che risponde al semplice titolo di “Where Are You”. Si tratta di una canzone veramente bella e particolare dall'andamento abbastanza sostenuto che comunque non impedisce il crearsi di un'atmosfera calma a pacata caratteristica che viene esaltata dall'ovattate linee vocali. Uno strano effetto sonoro introduce il riff martellato di “Hevenly Metal” forse la canzone più classica dell'intero lavoro che si contrappone alla più diversificata “Mistaken Identity” dotata di un riff nervoso su cui nella prima parte si inserisce un cantato che mi ha ricordato Jim Morrison prima che il tutto venga riportato su territori più consoni al genere proposto. La successiva “Keep Searching” è sicuramente il pezzo forte di Final Warning. Introdotta da un organo alla “Mr Crowley” prosegue con l'arrivo di una rasoiata di puro epic anni ottanta il tutto arricchito da un cantato melodicamente epico, forse un po scontato ma di sicuro effetto. Ancora epic metal personale con indovinati inserti di tastiera per la “spaziale” Lucifer. Una prima parte più classica anticipa un duello a due voci molto suggestivo che alterna al suo interno passeggi più rilassati ad altri più metallici che possono essere paragonati ai Sacred Blade di “Of the Sun+Moon”. L'andamento ipnotico di “Final Warning” chiude un disco che testimonia come si possa essere tradizionali senza sfruttare necessariamente tutti quei luoghi comuni tipici degli anni ottanta. Con questo non voglio dire che i Messiah siano degli innovatori o che abbiano inventato chissà quale miscela sonora ma se volete qualcosa di originale ma al tempo stesso legato alla tradizione forse questa ristampa potrebbe fare al caso vostro.
 
80