Recensione: Fires in the North [EP]

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Liv leaves Leaves’ Eyes

Era destino. O forse anche no. Per certi versi, un fatto assolutamente imprevedibile. Almeno non ora, non dopo un album così ispirato. Ci avevano addirittura mostrato la coppia felice composta da Liv Kristine ed Alexander Krull, impegnati  a ricostruire la genesi della Norvegia a distanza di un millennio, con tanto di comparsa del figlio nel video di “The Waking Eye”. Sarà stata la maledizione di Harald I Fairhair (850 circa – 933 circa), primo Re di Norvegia e protagonista di quello che è indubbiamente uno dei migliori lavori della band: King of Kings (2015). I Leaves’ Eyes del resto, pur non essendo mai stati una tra le realtà più interessanti nel panorama a causa di un songwriting abbastanza prevedibile, allineato alla sovraffollata filiera del gothic metal, si sono saputi ritagliare il loro meritato spazio, anche e soprattutto grazie alla figura di Liv Kristine ed alle sue melodie, una timbrica talmente identitaria che mi è capitato più volte di sentire la tipica esclamazione del metallaro medio, ascoltando un loro brano: “ma questa è quella che ha fatto un pezzo con i Cradle of Filth!” (Nymphetamine, 2004).  Una voce che non sentiremo più sotto questo vessillo. 
Addio Liv. L’unica norvegese di una band a prevalenza tedesca, fondatrice del gruppo, è stata licenziata. Come da copione i retroscena si sprecano, a partire dai comunicati contrastanti della band e della Kristine, sui quali non sto a dilungarmi. Non siamo su TrueNovella2000. Accogliamo invece il monito dei ragazzi, cerchiamo di ascoltare questo nuovo prodotto senza preconcetti  lasciando a Barbara D’Urso e soci la parte del gossip: let the music talk!


Enter Elina Siirala 

Fires in the North” è l’EP che sancisce il nuovo corso della band e porta su disco la nuova identità vocale dei Leaves’ Eyes 2.0: la soprano finlandese Elina Siirala. Il disco presenta un solo inedito, la titletrack “Fires in the North” in due differenti versioni (normale ed acustica) e la riproposizione di tre brani dal già citato “King of Kings”: “Sacred Vow”, “Swords in Rock” ed il singolo già uscito con tanto di videoclip “Edge of Steel” (con tanto di immagini che rimandano agli europei calcistici di Euro 2106). Una proposta molto chiara anche in quanto manifesto programmatico: da un lato la proposizione di un nuovo brano, dall’altro la presentazione della nuova cantante su disco anche sui brani “vecchi”, che peraltro già da tempo esegue agilmente sul palco.
La nuova “Fires in the North” è un brano in perfetto stile Leaves’ Eyes: prevedibile fino al midollo, basata su una melodia iterata parecchio per le lunghe a mo’ di ritornello, qualche grunt di sottofondo di Alex Krull, cori operistici, un'intro/outro nordica e tanti power chord. Il brano non è dei più ficcanti, tanto che ascolto dopo si fa largo l’impressione di trovarsi di fronte ad un pezzo scritto per (e scartato da) “King of Kings”; forse addirittura registrato all’epoca e rispolverato per l’occasione e mixato assieme alla voce della Siirala. Lo stesso che è accaduto agli altri tre brani. Più interessante la versione acustica, che oltre alla chitarra fa sfoggio di percussioni etniche e di un buon arrangiamento.
Solo discreti anche i “fantastici tre” del disco precedente: la performance di Elina è tecnicamente impeccabile, anche se troppo di maniera, fredda, senza carattere: sembra di sentirla cantare su un binario preimpostato. Una soprano come tante, che in questo debutto non riesce ad imporsi a dovere. L’unico pezzo davvero interessante risulta essere la riproposizione di “Sacred Vow”, brano che già avevamo avuto modo di apprezzare illo tempore per le sue melodie dolcissime su un pezzo bello tirato.


Ashes in the North

La damnatio memoriae di “Fires in the North” è un palese buco nell’acqua. Un EP che non aggiunge nulla di interessante con il nuovo brano proposto, ed anzi ci ricorda perché questa band non è mai riuscita a superare i suoi limiti in oltre dodici anni di attività. L’ingresso della nuova cantante Elina Siirala non fa che prefigurare il rischio di trovarci al prossimo full-length con l’ennesimo gruppo gothic ultra-stereotipato con la soprano algida che vorrebbe essere Tarja. Attendiamo smentite. 


Luca “Montsteen” Montini
 

 
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