Recensione: First Class Violence

inserito da

Ho ascoltato i Darkness per la prima volta nel 1987, quando esordirono con l’album ‘Death Squad’, un concentrato di Thrash Metal teutonico dall’inizio alla fine, violento e veloce con poche ricerche melodiche. Un buon album e soprattutto un buon gruppo, che ebbe la sfortuna di uscire allo scoperto in un anno in cui altri gruppi, già conosciuti nel medesimo genere, sfornarono, sia in terra americana che europea, album incredibili (citando giusto i primi nomi che mi vengono in mente: Anthrax con ‘Among the Living’, Exodus con ‘Pleasures of the Flesh’, Overkill con ‘Taking Over’, Kreator con ‘Terrible Certainty’ ed i Destruction con ‘Release fron Agony’). Questo li fece passare un po’ in secondo piano, benché i Darkness nulla avessero da invidiare ai loro colleghi ‘più grandi’.

A ‘Death Squad’ seguirono ‘Defender of Justice’ nel 1988 e ‘Conclusion & Revival’ nell’anno successivo, con Ray che sostituì Olli alla voce.

Poi la band quasi si fermò, con poche uscite sporadiche, qualche demo ed un live, subendo anche due grosse tragedie: il decesso di entrambi i cantanti, Olli nel 1998 e Ray nel 2004.

I Darkness si sono riuniti definitivamente nel 2013, con una formazione praticamente nuova, rimanendo, dei membri originali, solo il chitarrista Arnd ed il batterista Lucky. Cosa non è cambiato è quello che scorre nelle loro vene: un Thrash furibondo sparato a mille, come dimostrano con ‘The Gasoline Solution’, full-Length del 2016.

La loro attitudine non cambia neanche quest’anno con ‘First Class Violence’, il nuovo album.

Che dire, per scrivere questa recensione basterebbe copiare quella di ‘Death Squad’, cambiando solo il titolo delle canzoni, perché i Darkness sono sempre gli stessi, fedeli alla loro linea fino allo spasimo, incentrando il lavoro su un Thrash europeo tradizionale, forse giudicabile antico da alcuni, ma sempre emozionante.

In ‘First Class Violence’ non c’è alcunché di nuovo od anche solo di lievemente sperimentale, solo velocità, potenza e violenza concentrate in dieci canzoni dall’energia esaltante e genuina.

Certo l’esperienza acquisita si sente, con un songwriting molto esplosivo che non perde un colpo ed una voce, quella di Lee, adatta al genere, dando anche quella punta di Hardcore che impreziosisce il tutto.

Le ritmiche sono molto serrate, gli assoli sono coinvolgenti anche quando spezzano un po’ il ritmo per dare un poco di respiro.

Descrivere ogni brano è praticamente inutile: tutti hanno un buon tiro e sono caratterizzati da un’alta velocità che viene fermata da buone sezioni cadenzate.

In particolare, a parte ‘Prelude in E’, che introduce il lavoro con tastiere cupe, arpeggi di chitarra ed un pianoforte molto profondo, si mettono particolarmente in luce ‘Low Velocity Blood Spatter’, potente e veloce, con un refrain sintetico, un intermezzo cadenzato ed un buon finale, dove l’assolo di chitarra duella con il cantato.

In ‘Neoprimitive’ il refrain vira verso uno sfacciato Hardcore; la velocità cala un po’ prima dell’assolo, che è melodico ma incisivo allo stesso tempo, accelerando in fase conclusiva.

Zeutan’ (nome con il quale era anche conosciuto Olli) ha un inizio dai toni marziali, poi è un’unica tirata che sfocia in una voce maligna.

La title-track, ‘First Class Violence’, inizia con un riff greve, poi diventa feroce e veloce, con una sezione di Twin-Guitars molto coinvolgente. E’ uno dei pezzi migliori dei Darkness.

L’album si chiude con ‘I Betray’, veloce, con tanti chorus e con un finale acustico che accompagna delle voci bianche.                             

Tirando le somme, ci sarà anche chi trova i Darkness monotoni, incapaci di cambiare, ma a noi piacciono così, una band senza compromessi che suona quello che gli va rimanendo se stessa, fregandosene del momento storico o di quello che tira di più tra i fans, ed oggi un album come ‘First Class Violence’ ci sta alla grande.

 
72