Recensione: Fist of the Seven Stars Act 1 - Fist of Steel

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Gabriels è un progetto creato dal tastierista e compositore siciliano Gabriele Crisafulli, che con “Fist of The Seven Star” giunge al secondo lavoro dopo il precedente e ottimo Prophecy.
Ma se Prophecy si incentrava sui drammatici fatti dell’11 settembre, il nuovo Fist Of The Seven Star si presenta come il primo capitolo di una ambiziosa trilogia dedicata niente meno che al mitico Ken il guerriero (Hokuto No Ken nell’originale). Chi non avesse mai visto uno dei più bei cartoni della storia e non conoscesse le gesta del grande guerriero post nucleare Ken Shiro, beh corresse subito ai ripari, possibilmente recuperando le serie originali. Il sottoscritto è cresciuto al suono delle mille mani di Hokuto, e l’idea di sentirne la storia musicata in una metal opera mi ha subito spinto all’acquisto.
Questo primo capitolo di Fist of The Seven Star si concentra sulla rivalità tra Ken Shiro e Shin della scuola Nanto, colui che ha impresso sul corpo di Ken le sette stelle dell’Orsa Maggiore. I due, un tempo amici, si ritrovano a scontrarsi per l’amore di Julya, rapita da Shin. Musicalmente ci troviamo nelle orecchie un power sinfonico di pregevole fattura, e sono numerosi gli ospiti chiamati a arricchire il disco, tra cantanti e strumentisti sia italiani che internazionali. Impossibile elencarli tutti, quindi citiamo Wild Steel (Shadows Of Steel) nei panni di Ken, Marius Danielsen (Darkest Sin) in quelli di Shin, mentre Dario Grillo (Thy Majesty) è lo Storyteller e l’emergente Ida Elena interpreta Julya.
La traccia d’apertura, “Fist Of Steel” richiama palesemente nel ritornello la mitica sigla giapponese della serie, ma è un bel pezzo per iniziare, dal carattere epico. La seguente “She’s Mine” inaugura la rivalità tra Ken e Shin, espressa in maniera convincente dagli interpreti. Si sente il predominio delle tastiere, e non poteva essere diversamente, ma Gabriels non sfocia mai nel virtuosismo fine a se stesso, riuscendo a incrociare bene i tasti d’avorio con la sezione ritmica e le chitarre (invero un po’ sacrificate a livello di impatto in fase di produzione). Dopo una partenza tutta cori stile Rhapsody, arriva un mid-tempo, ovvero “Mistake” dove troviamo il personaggio di Jager, fratello infame di Ken, interpretato dal vocione di Dave Dell’Orio. Interessante il ritornello cadenzato, pregevole la parte strumentale dove si apprezza un bel duello tra tastiera e assoli di chitarra. Purtroppo anche qui ci si accorge di una produzione un po’ sgonfia, che non rende totalmente giustizia al pezzo.
Seven Star”, una delle tracce più significative, con il suo coro da pugni al cielo, si apre con un guizzo di tastiere che ricorda Vitalij Kuprij, sviluppandosi poi in modo organico, graziata da un refrain accattivante. Bello lo stacco centrale barocco e gli scambi tra il tastierista-mastermind e la chitarra.
Una delle mie preferite è “Brake Me”, dove Shin cerca di convincere Julya ad amarlo, mostrando la magnificenza della sua città, ma non c’è verso: Julya ama Ken e basta, e sogna un mondo di pace. Il pezzo è intenso, drammatico, con un’ottima prestazione della brava Ida Elena, piacevole scoperta. Avvincente il crescendo finale, chiuso da dolenti note di pianoforte.
My Advance” riporta in dote un power metal canonico, mentre “To Love Ever Invain”, ovvero il momento in cui Shin si rammarica per non essere amato e attende Ken per lo scontro finale, è un’altra intensa ballad che mi ha ricordato qualcosa dei Majesty. Pianoforte, orchestrazioni mai invadenti, e leggiadri assolo di tastiera caratterizzano uno degli highlight dell’album.
Sacrifice” ci mostra di nuovo la bravura di Ida Elena anche su toni da mezzo soprano, “Black Gate” porta il disco al suo climax, richiamando alla mente di nuovo i Rhapsody con il suo piacevole power andante. Ci si avvia alla conclusione della prima avventura di Ken Shiro con “Revenge Invain”; sappiamo che Julya è data per morta, e quindi tutto è stato apparentemente inutile. Bellissimo il chorus, struggente, in una traccia graziata anche da ottimi acuti vecchia scuola che fa sempre piacere trovare.
Tirando le somme, questo “Fist Of The Seven Star Act 1” propostoci da Gabriels, ci fa capire come anche in Italia ci siano artisti (Gabriels si è occupato di tutto: testi, musica, produzione) in grado di sfornare lavori all’altezza di quanto ci giunge dall’estero. L’unica nota dolente può essere rappresentata, come detto, dalla produzione, che necessitava di più spessore per creare il giusto muro di suono e valorizzare al meglio tutti gli strumenti. Nonostante ciò, torinamo a volgere un plauso alle ottime composizioni di un bel viaggio musicale, attraverso refrain capaci di girarti in testa anche dopo l’ascolto, e perizia strumentale mai ostentata ma sempre funzionale alla riuscita del concept.
Provatelo. Se verrete colpiti nei punti di pressione giusti, provate a non esploderete entro 10 secondi!

 
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