Recensione: Florida

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La mente dietro agli italiani Lost Reflection, è Fabrizio Fulco, chitarrista e cantante. Fabrizio vanta un’ottima carriera avendo avuto l’occasione di suonare con Ben Jackson, che tutti voi conoscerete per essere stato il chitarrista dei Crimson Glory. Non è quindi molto probabilmente un caso che come moniker del gruppo abbia scelto proprio il titolo di uno dei pezzi più conosciuti e suggestivi della band del compianto Midnight. Questa sua collaborazione ha portato lui e il gruppo a scavare nei meandri dell’heavy metal classico americano. C’è da dire subito, che la collaborazione con Ben non ha portato i frutti sperati e “Florida” è un onesto album, ma niente di più. Quando suoni con una rockstar, le aspettative sono altissime, ma quando poi è il turno di mettersi in proprio, creando un gruppo e lasciando fluire la creatività, non sempre tutto funziona.  La band ha comunque all’attivo una demo (1997) e un Ep (2004).

Si sente benissimo che hanno imparato la lezione di maestri come Alice Cooper, Ratt, Judas Priest e Iron Maiden, ma qualcosa non quadra a livello della produzione e del songwriting: la produzione è veramente scarna, il che comporta chitarre quasi mai mixate come si converrebbe, il basso fin troppo crudo, anche se martellante, e la batteria veramente basica, come se non si sentissero tutti i vari componenti. La voce poi è onesta anche se poco graffiante e mal mixata e Fulco in più di una occasione ricorda il grande Blackie Lawless. Il songwriting poi risulta talvolta banale, andando quindi di pari passo con la produzione e il mixaggio, anche se tutti i dettami dell’heavy metal sono mantenuti. Troviamo canzoni veloci e altre lente, che, ahimè, non si fanno ricordare, tutte o quasi con accordi abbastanza anonimi. La nota positiva sono assoli, posti al giusto momento, che finalmente ci fanno percepire fino in fondo l’impegno dei quattro musicisti italiani. Però ribadisco, questo è un lavoro onesto e non più, un album sopra la sufficienza.

La migliore del lotto è "On Your Skin", che si apre come una ballad, ma poi tutti ci danno dentro; in questo caso il riff principale non è affatto male e finalmente riesce a convincere del tutto. "Wings Of Glory" è la più maideniana e "Nitefall" ha un andamento che può ricordare un pezzo gothic, per poi a trequarti virare verso l’heavy metal. "Here We R" sembra uscito da un disco di Alice Cooper ed è una ballad, come anche "Don’t Leave Me Alone", che cerca di copiare il Bon Jovi più mainstream e "Bad Love", di matrice priestiana.

Al di là di qualche ingenuità e di un song writing che poteva essere curato maggiormente, l’album sarebbe stato molto più bello se ci fossero stati dei suoni migliori, per cui, ragazzi, assoldate un valido sound engineer, visto che sul suolo nazionale abbondano, sperando che non sia solo una questione di talento, ma al momento è troppo presto per dirlo. Senz'altro spettacolare, invece, la cover!

Luca Recordati

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MySpace Ufficiale: https://myspace.com/lostreflectionband

 
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