Recensione: Food for Thoughts

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Attivi già dalla metà degli anni novanta, i novaresi MainPain, dopo la pubblicazione del demo “Painted” rilasciato nel 2000 e contenente 4 soli pezzi (tre dei quali ripresentati sul CD qui recensito) e dopo diversi cambi di formazione, giungono al tanto agognato debutto con questo “Food for Thoughts”, registrato e masterizzato al One Voice Studio di Chivasso e rilasciato sotto le insegne dell'attivissima Powerzone Records.

La proposta dei MainPain affonda le sue radici nell'heavy metal più classico ed intransigente, dove lo spazio riservato alle divagazioni strumentali appare piuttosto risicato ma non assente (da segnalare, per esempio, i convincenti assoli della lead guitar nella maideniana Running Blood o nella ispirata Ghost of Sinai) a favore a ben vedere di un sound corposo, oscuro e corrosivo, merito senza dubbio alcuno delle serrate trame chitarristiche e di una esplosiva e poderosa sezione ritmica che spesso sconfina verso soluzioni di matrice thrash.
Dal punto di vista vocale è apprezzabile la prova del cantante Ronnie Borgese, ben supportato dalle backing vocals eseguite dal resto del gruppo che conferiscono ai cori una potenza ed una maestosità egregiamente amalgamate nel contesto sonoro delineato da questi ragazzi. La timbrica di Ronnie nei passaggi più veloci ed aggressivi mi ha ricordato quella di Tiberio Natali dei concittadini Bejelit. L'unico appunto che mi permetto di muovergli attiene alla pronuncia poiché in alcuni frangenti (il ritornello di Deep Down Inside, per esempio) ho fatto fatica a comprendere le parole, nonostante seguissi il testo riportato nel booklet.

Il CD contiene 9 tracce di cui 2 sono strumentali per una durata complessiva di poco superiore ai 40 minuti: tuttavia le canzoni vere e proprie, pur non essendo tantissime, raggiungono vette qualitative più che apprezzabili, non solo per via di un songwriting ispirato ma anche grazie ad una produzione impeccabile sotto tutti i punti di vista. Liar, per esempio, è di una irruenza che riporta alla mente le sfuriate dei Judas Priest, la sezione ritmica sale decisamente sugli scudi provocando nell'ascoltatore una sensazione di opprimente claustrofobia; in particolare va sottolineata la prova del bassista Marcello Bovio, il cui basso pulsa note senza soluzione di continuità come tuoni che squarciano il cielo in una notte tempestosa.
MainPain si caratterizza per la forte distorsione della lead guitar che si innesta in un impianto sonoro sempre molto compatto ed aggressivo. In episodi come questo ci si rende conto di quanto sia stato opportuno il reclutamento dietro al microfono di Ronnie, la cui ugola al vetriolo contribuisce in maniera determinante a rendere il sound dei MainPain più omogneo e diretto.
Il chiusura di Cd troviamo la dinamica Room 666 impreziosita da un accattivante ed arioso coro, melodico ma non melenso, che sposta leggermente il tiro rispetto alle precedenti canzoni, accomunate tutte da una venatura oscura che qui cede il passo a soluzioni più solari e aperte.

I MainPain sono la dimostrazione che il nostro Paese è più che mai vivo e vegeto per quanto riguarda la scena metal; questo Food for Thoughts, pur non facendo gridare al miracolo, segna un passo importante verso il recupero delle sonorità classiche e ha tutte le carte in regola per farvi appassionare alla musica di questi ragazzi, proprio come la piovra della cover sembra voler presagire.


Tracklist:
D.I.E.
Running Blood
Deep Down Inside
Ghost of Sinai
Liar
The Abyss
MainPain
When Death Calls
Room 666

 
73