Recensione: For I Am Genocide

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A volte ci sono casi nella vita in cui bisogna accettare una scomoda verità, vale a dire che la Grecia è forse una delle nazioni europee più qualitativamente elevate a livello di proposta musicale ma che fino ad ora è sempre stata etichettata, per chissà quale bislacco motivo, come nazione di serie B (se non proprio C), del panorama metal europeo.

Raramente nella mia abbastanza navigata carriera di ascoltatore ho ascoltato metal band elleniche che non proponessero qualcosa di anche solo vagamente interessante (perché le mele marce ci sono ovunque) e finora il bilancio che mi sono fatto di questo Paese è ben più positivo delle assai più considerate (non che non meritino, mi riferisco a livello di popolarità) nazioni dell’Est Europa, Polonia su tutte, dove negli ultimi due decenni anche Lituania e Lettonia stanno cominciando a sfornare realtà senza dubbio interessanti. Per ora spostiamoci più a Sud della cartina geografica e soffermandoci ove un tempo regnò la madre di tutte le civiltà europee, vale a dire quell’Antica Grecia, regina di primaria importanza della cultura mondiale e tuttora bistrattata anche a livello finanziario/economico.

Già, Nazione sfigata, la Grecia, e non certo per proprie mancanze di meriti.

Questi Mass Infection sono l’ennesima prova che la nazione ellenica è sinonimo di qualità, propaganda di talenti d’indubbio valore ma che finora raramente hanno visto la luce della ribalta (ora, a parte i Rotting Christ, nomi non me ne vengono, sarà la notte tarda in cui scrivo questa recensione a far annebbiare i miei ricordi, chiedo venia). Il loro brutal death non sarà sicuramente originale o particolarmente fuori dai generis, ma raramente negli ultimi anni ho visto gente suonare questa roba con palle così grosse e scusatemi la raffinatezza. Ma se dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare... (anche se in questo caso sarebbe meglio citare Platone o Aristotele).

A evidenziare le prestazioni di un complesso che non sbaglia un colpo vige una produzione brillante, potente, definita ma non per forza plasticosa nello stile delle peggiori uscite monodimensionali di una nota etichetta europea che preferirei non citare altrimenti in redazione mi decapitano. La batteria suona come una batteria, le chitarre dominano splendidamente il mix e anche il basso, a tratti, si fa sentire piuttosto bene. Senza contare la voce sempre chiara e definita e tutto questo senza cadere mai nel finto e irrealistico. Su questo disco, quindi, potremo finalmente ascoltare una band che sembri suonare come una band e non come una mediocre creatura che brilla unicamente per meriti di post-produzione.

Analizzando il disco nei dettagli mi sbilancio immediatamente nel dire che, secondo la mia umile opinione di recensore, questo “For I Am Genocide” è in assoluto uno dei migliori lavori brutal death mai usciti nell’ultimo decennio del metal. Decennio spesso tristemente segnato da generi che col metal vero c’entrano ben poco ma comunque forzatamente accomunati con esso e da release di molte band blasonate che si fanno via via sempre più piatte uscita dopo uscita (ad esempio non fucilatemi, ma per me i Vader non ne combinano una buona dal 2004 con “The Beast” ma questi sono altri discorsi, altre band e altre scene).

Qui si parte al vetriolo con la schietta “Praised By All The Entities” che ci mette subito le cose in chiaro: questo è fottuto brutal death, ma di quelli seri, di quelli che meritano di essere ascoltati e stimati al pari di Nile e dei nostrani Septycal Gorge, altro ensemble che vi consiglio di tenere sott’occhio se vi piace il genere. I riff del quartetto non saranno certo quelli più originali del pianeta (e non avranno certo le atmosfere della citata formazione floridiana: gli amici ellenici si sanno comunque difendere bene da altri punti di vista) ma spesso spiccano per efficacia e senso di arrangiamento all’interno del contesto strutturale dei pezzi perché i Nostri, sebbene alle prese con i classici cambi di tempo improvvisi come da tradizione brutal, sanno fare le cose con classe ma senza per forza tenere un piede sul pedale del freno in termini di ferocia sonora, spesso squisitamente melodica, un senso melodico tutto death metal (di quello puro, quindi niente melodeath tra questi solchi, mi dispiace cari fan del gothenburg sound: orientatevi su altro).

Ci sono pezzi, come “Beholding The Throne”, capaci di poter essere riascoltati a ripetizione senza mai stancare il vostro senso di appagamento, mentre un altro pezzone come “Beyond Perpetuation” rischia di rivelarsi addirittura catchy con il suo alternarsi di stop’n’go e riff ammiccanti al cardiopalma che ammalieranno senza alcun dubbio qualunque appassionato ascoltatore di death metal degno di definirsi tale.

Qui tutto suona molto classico e violento quindi, con la strumentale “Nihilism Reigns” a fare da cerimonia di apertura verso il collasso finale, denominato “The Genocide Revealed”, pezzo con una parte finale melodica da mozzare il fiato che farebbe la fortuna di band ormai sull’orlo del tracollo ma pompate unicamente dal loro passato. Giunti alla fine, sono certo che schiaccerete nuovamente il tasto play, perché roba come questa è goduria assoluta plasmata sotto la forma del brutal death metal più ostinato.

Negli ultimi anni non ho mai sentito nessuno proporre con cotanta convinzione un genere che, dopo l’avvento dei già citati Nile, sembrava aver detto tutto quello che poteva dire e anche se ci sarebbe anche da dire che qui siamo su binari più canonici e anche se il paragone con l’act americano forse potrebbe rivelarsi un tantino azzardato (nel senso che qui non troveremo concept su catacombe, suoni desertici oppure mummie che fuoriescono dallo stereo invocate da un intermezzo strumentale rubato dalle antiche pergamene delle divinità egizie) questo non vuol per forza significare che quanto proposto dai Mass Infection sia meno efficace e soprattutto convincente, il tutto contornato da un artwork sensazionale: un novanta sulla stima.

Se questi ragazzi continueranno così, scriveranno la storia. Per ora godiamoci questa perla greca di rara bellezza.

Giuseppe Casafina

 
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