Recensione: From End To End

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Forse è meglio far riferimento a un generico «*-core», quando bisogna trattare gruppi come i Dawn Under Eclipse. Le divagazioni sui sottogeneri del death quali death-core, math-core, emo-core, ecc …, porterebbero a infinite discussioni sul come e perché una certa band faccia o meno parte di questo o quell’insieme. Del resto, la musica non è la biologia, per cui non è necessario procedere, sempre, a una catalogazione.

"From End To End" è il primo full-length dei ragazzi romagnoli, che calcano le scene da più di un lustro (2004) avendo all’attivo già due EP: "Eclipse", del 2005, e "Human Frailty", del 2007. Nel 2009, infine, il debut album, registrato presso i Fear Studios. Il fatto di lavorare presso uno studio professionale non è di poco conto: il genere scelto dai Nostri esige pulizia ed equilibrio. La timbrica deve essere chiara, cristallina e tutti gli ingredienti del sound perfettamente riconoscibili. Per definizione, il «*-core» è, infatti, rivolto a un pubblico eterogeneo, si aduso anche alle sonorità estreme ma non di nicchia. Questa caratteristica intrinseca positiva cozza, purtroppo, con una certa omologazione che, alla fine, porta a un groove sostanzialmente uguale nel panorama internazionale. A ciò non sfuggono, come si poteva immaginare, anche i Dawn Under Eclipse; perfettamente calati nel ruolo che li vuole impeccabili nella proposta musicale, nel look e nell’attitudine, inevitabilmente riferita a un mood malinconico, autunnale. Attenzione però: questa interpretazione si può mutuare per tutti gli altri generi dell’Universo metal, dall’A.O.R. al black. Alla fine, quando manca l’innovazione per la già menzionata omologazione, ciò che fa la differenza è la qualità delle canzoni.

A questo proposito, rispetto a tanti colleghi il quartetto dimostra una capacità di scrittura discretamente matura e consistente. L’opener "Collision" – dopo il brevissimo incipit "Overhear" – piomba inaspettatamente con la forza d’urto di una mazzata sui denti. Davvero potente e veloce, è un chiaro riferimento al death più ortodosso; anche se in occasione del ritornello – come da manuale – esplode la melodia catchy, a onor del vero per nulla sgradevole o sdolcinata. Buono anche il break finale (Ple e Pasty non sbagliano mai un colpo …), cadenzato e d’impatto, così come appare su buoni livelli lo scream/growl/clean di Gigs, a suo agio lungo le linee vocali della canzone. Non c’è soluzione di continuità e pertanto l’album non perde potenza: "Half Light", seppur meno veloce della song precedente, ne mantiene intatta l’aggressività, soprattutto nella strofa, arcigna e cattiva. "Hailstorm" rivela l’identità metal del gruppo, facilmente riconoscibile nel guitarwork di Steve e di Shane, proponendo però l’ormai consueta contrapposizione armonia/disarmonia. Decisamente più easy "Shapeless", forse concepita per essere l’hit del platter. Un refrain meno immediato, dissonante, caratterizza "Cult Of Thelema", cui segue la ballata dal forte sapore grunge "A Night On Earth"; ottimamente interpretata dal vocalist. Un tono velatamente drammatico tinge il rifferama di "Relief", canzone tutto sommato anonima, come poco incisiva appare "Valve". Chiude la lunga "Seven Circles" che mostra la volontà del quintetto (ora quartetto) di non essere solo una moda usa e getta.

Alla fine, il problema che mina alla base "From End To End" è sempre lo stesso: questo tipo di formula «melodia facile + ruvidezza» stanca piuttosto in fretta, essendo troppo semplice e troppo schematizzata per essere longeva. I Dawn Under Eclipse si salvano comunque in calcio d’angolo per via della potenza sprigionata sopra la media e per alcune canzoni che riescono a insinuarsi abilmente nel cervello ("Collision").


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Track-list:
1. Overhear 0:41
2. Collision 4:08
3. Half Light 4:43
4. Hailstorm 4:31
5. Shapeless 3:50
6. Cult Of Thelema 5:04
7. A Night On Earth 5:03
8. Relief 4:01
9. Valve 3:18
10. Seven Circles 8:59

Line-up:
Gigs – Vocals
Steve – Guitar
Shane – Guitar
Ple – Bass
Pasty – Drums

 
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