Recensione: From Enslavement To Obliteration

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Provate a contattare qualche gruppo grindcore e chiedete quali sono stati i gruppi che più hanno influenzato il loro modo di suonare ed intendere la musica: nove risposte su dieci avranno sicuramente un denominatore comune: i Napalm Death. I Napalm sono stati uno di quei gruppi che hanno saputo andare oltre, che hanno cercato, sfruttato e consolidato le idee più marce e violente che la seconda metà degli anni ottanta poteva offrire musicalmente. Forti delle esperienze di formazioni coraggiose quali i Repulsion, i SOB e i Nausea, i Napalm Death diedero il nome e una certa stabilità, se così si può dire, a questo movimento musicale contribuendo a definirlo in maniera determinante.

Dopo il seminale surrogato di violenza chiamato Scum, nel 1987, i ND si trovarono nella scomoda situazione di dover dare un seguito a quella pietra miliare, confidando in una line up più stabile e meglio definita, formata da: il chitarrista Bill Steer (il quale stava a sua volta scrivendo materiale per un altro gruppetto sconosciuto chiamato Carcass); un autentico pazzo chiamato Lee Dorrian alla voce (che qualche tempo dopo, uscirà dal gruppo per formare i Cathedral), per la prima volta con la possibilità di prestare le sue corde vocali in tutte le canzoni presenti su disco; il nuovo arrivato Shane Embury, fan del gruppo entrato a sostituire Jim Whitley dopo che aveva dato forfait poco prima del tour di supporto a Scum, a produrre rumore alle quattro corde; e alla batteria l'immortale Mick Harris, il vero leader del gruppo.
Il parto di queste menti disturbate ebbe il nome di From Enslavement To Obliteration, venuto alla luce nel 1988 sotto l'allora piccola etichetta Earache Records risultando una versione “riveduta e corretta” del precedente album. I suoni si fecero relativamente più chiari rispetto al marasma di Scum, mettendo in risalto il basso mono nota di Shane e la voce, sempre più animalesca, di Lee Dorrian. Le canzoni risultarono meglio costruite e più ragionate, senza perdere comunque un briciolo della schiettezza e della spontaneità degli esordi.

Superata l'atmosferica e allucinante canzone d'apertura Evolved As One, in From Enslavement to Obliteration si susseguono proiettili del calibro di It's A M.A.N.'s World, la copiatissima Lucid Fairytale e la splendida e groovy Unchallenged Hate, che con la sua tipica aria death metal lascia intendere la futura direzione musicale del gruppo. La qualità media delle canzoni è nettamente più alta di quella del predecessore, e il carisma sprigionato dalle tracce presenti non ha niente da invidiare a pezzi come You Suffer o Istinct of Survival, anzi: il nuovo lavoro risulta molto più compatto e quadrato senza nessun calo di tono. Nonostante gli spunti death presenti qua e là in quantità maggiore in confronto a Scum, i principali ingredienti del suono del gruppo rimangono il punk hardcore e il crust, uniti a riff presi gentilmente in prestito, spesso, da Hellhammer e Celtic Frost, oltre ovviamente ai già citati Repulsion ed anche, perchè no, ai S.O.D. di Scott Ian.

La forma-canzone, nonostante tutto, è quasi sempre la stessa: un riff di chitarra o basso che accende la miccia per la sfuriata di batteria che si scatena subito dopo, per una durata media di circa quaranta secondi a canzone. Un modo di intendere la musica estrema che, per quanto semplice, negli anni successivi troverà schiere di fedeli discepoli e imitatori e che consacrerà definitivamente i Napalm Death tra i maggiori esponenti dell'estremismo sonoro a livello mondiale.

Tracklist:

1.Evolved As One
2. It's a M.A.N.S World!
3. Lucid Fairytale
4. Private Death
5. Impressions
6. Unchallenged Hate
7. Uncertainty Blurs the Vision
8. Cock-Rock Alienation
9. Retreat to Nowhere
10. Think for a Minute
11. Display to Me...
12. From Enslavement to Obliteration
13. Blind to the Truth
14. Social Sterility
15. Emotional Suffocation
16. Practice What You Preach
17. Inconceivable?
18. Worlds Apart
19. Obstinate Direction
20. Mentally Murdered
21. Sometimes
22. Make Way!

(N.B. Questa tracklist si riferisce alla prima stampa dell'LP, con solo 22 tracce. Successivamente sono state introdotte altre canzoni per un totale di 27.)

 
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