Recensione: Funeral Phantoms

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La band danese degli Exmortem ha ormai alle spalle quasi vent’anni di attività nell’ambito del genere death.
Il loro lungo cammino musicale è stato costellato da non pochi cambiamenti di line-up che ne hanno trasformato completamente l’assetto a partire dai lontani esordi sotto il nome di Mordor. Quello che non era cambiato invece col passare del tempo erano l’attitudine e la direzione stilistica.

Il loro death metal in verità non ha mai lasciato davvero il segno: i dischi si sono susseguiti negli anni ma l’inventiva e la fantasia non l’hanno mai fatta da padrone nel loro sound, che è rimasto sempre piuttosto canonico e che prende a piene mani da maestri del genere come Morbid Angel o Deicide.

Con queste premesse dunque, il primo ascolto dell’ultimo lavoro del combo, intitolato Funeral Phantoms, mi ha spiazzato per diversi aspetti. Il suono degli Exmortem, tanto per cominciare, risulta completamente rivoluzionato, i classici riff veloci e taglienti spesso e volentieri lasciano spazio a midtempo oscuri e ipnotici, creando atmosfere che sanno di zolfo e che richiamano perfettamente le tematiche trattate. Grazie anche ad un artwork molto curato e convincente, entriamo infatti nel mondo dei terribili squadroni della morte serbi, protagonisti di un inaudito spargimento di sangue civile in tempi purtroppo anche molto recenti.

I ritmi cadenzati di brani come Slow Death Regimes o For The Grave of History donano sensazioni disturbanti all’ascoltatore che è trascinato dalla voce cavernosa di Simon “Smerte” Petersen in un incubo sonoro dal quale non c’è possibilità di uscire se non quando finiranno le dieci tracce dell’album.

Il cambiamento di sound ha portato certamente una ventata d’aria fresca in casa Exmortem ma bisogna dire che purtroppo è rimasto fine a sé stesso. L’omogeneità estrema dei brani, infatti, se da un lato crea una sensazione di continuità favorevole al racconto delle vicende in una sorta di filo conduttore perlomeno sonoro, d’altro canto si trasforma spesso in monotonia, perché difficilmente un brano spicca sull’altro. Gli sbadigli non si contano anche all’interno di ogni singola traccia, nella costruzione delle quali, una maggiore inventiva nella composizione del riffing sarebbe stata veramente apprezzabile.

Un impulso nel ricercare la modernità che, a mio parere, non ha saputo generare interamente i risultati prefissi, un death metal che strizza l’occhio spesso e volentieri anche allo sludge tanto in voga negli ultimi anni, e che ha bisogno ancora di qualche scossa di assestamento per scorrere fluido.
L’esperienza fatta con questo disco potrebbe essere l’origine di un cambiamento radicale nell’evoluzione di questa band, ma per adesso qui si vede solamente un cambio d’abito, e fin troppo alla moda per piacerci fino in fondo.

Francesco ‘Darkshine’ Sorricaro

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Tracklist:

1. Black Opium  03:56 [mp3]
2. Souls of Tyrants  03:07
3. Fixed in Slime  03:09
4. Funeral Phantoms  03:28  [mp3]
5. The Vultures Gather  03:46
6. Anger Trumpet Blow  04:12
7. Salvation  03:31
8. For The Grave of History  05:02
9. Slow Death Regimes  03:46
10. A View to a Death in The Morning  03:31

Total playing time  37:33
 

 
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