Recensione: Gaerea

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É la torcia di un fuoco primordiale a illuminare una cascata di buio dissacrante dalla portata imponente. Acque agitate che si gettano dalle vette acuminate di territori desolati per precipitare in un lago sulfureo in cui ribolle un sinistro respiro ansimante. Il salto sonoro, dalla potente forza gravitazionale, ci conduce nel cuore oscuro e misterioso di un oblio dove il nulla divora ogni cosa, anche il tempo. 

Dall’ignoto della loro identità, i Gaerea invocano e plasmano il primo, omonimo EP, che riflette sull’infinito il fragore assillante della torbida cascata. Cinque brani, avvolti da fitti rovi pungenti, compongono un’opera considerevole, al termine della quale si scatena una lenta combustione di incanto disarmante. Un rituale che si apre con 'Santificato': il primo violento bacio del demonio. I ritmi cadenzati vengono perforati da una chitarra virulenta che viene schiacciata da un growl devastante avvolto da una notte senza confini. Il disco prende velocità con 'Final Call' e 'Pray to your False God'. Viene a galla il volto sofferente del black metal avvolto da un’organza melodica in cui traspare l’artiglio tagliente dei Mgła. Sostenuti da una produzione esemplare, i Gaerea tolgono il respiro con 'Through Time'. Nel cuore della cascata si perde completamente l’orientamento annegando in turbini violenti dai ritmi metamorfici. Incessanti blast-beats scandiscono fremiti di concitazione mentre il corpo sbatte brutalmente sulle rocce di una fine annunciata: 'Void of Numbness'.

Il vero capolavoro sta proprio nella teatralità di un epilogo drammatico dove basta abbandonarsi alle tenebre per far sgorgare dai propri occhi una caustica cascata di lacrime. Scelto come primo singolo, il brano si porta addosso il peso di una tale violenza sonora dalla quale emerge la brutalità atmosferica dei Behemoth ripresa anche dai più recenti Scammasch. Nel tragico momento di panico, quando la morte sta per prenderti per mano, ecco aprirsi un varco dietro la cascata. Atmosfere surreali illuminano una grotta di commozione. Stalattiti e stalagmiti di sofferenza ancestrale sono ciò che rimane dei sogni e delle speranze dimenticate. 

Un luogo di perdizione nel quale attendere il prossimo capitolo targato Gaerea.

Esordio impeccabile.

Daniele Ruggiero

 
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