Recensione: Gaze Into the Abyss

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Il progetto Dripping Sin nasce nel 2012 a Catanzaro da un’idea di Giando Sestito (basso e voce), Tommaso Mellace (chitarra) e Cristiano Leone.

Dopo la fuoriuscita di Cristiano, il gruppo si stabilizza con l’entrata in campo di Vincenzo Raynall alla batteria e di Gianmarco Marcello alla seconda chitarra.

La loro prima esperienza discografica avviene nel 2014, quando pubblicano l’EP ‘Sorceress of Evil’, seguito, nel 2016, dal secondo EP ‘Crimson Lies’.

Ora è la volta di ‘Gaze Into the Abyss’, primo Full Length pubblicato autonomamente il 15 luglio 2017.   

Il loro è un sound basato su un Thrash Metal piuttosto aggressivo ma non estremo, che confluisce, spesso e volentieri, in altri generi meno violenti ma più oscuri ed, a volte, psichedelici.

Per questo, oltre che con le accelerazioni, con i rallentamenti e con la rabbia, tipica del genere, i nostri artisti giocano con tempi medi più marcati e maledetti oppure creano atmosfere luminose ed avvolgenti. Il tutto molto ben suonato, con la giusta ricerca della novità della quale l’Heavy Metal, in questo periodo, ha tanto bisogno.

Nel suo insieme ‘Gaze into the Abyss’ è molto dinamico, con pochi momenti di calo della sua energia cinetica. Molto compatta è la sezione ritmica, con i volumi di basso e batteria ben modulati. Ottimi gli assoli, melodici e taglienti allo stesso tempo, anche se, a mio parere, sarebbero risultati ancora più incisivi se registrati ad un volume un po’ più alto. La voce ha un buon tono ed una buona espressività; deve però migliorare di estensione e lasciarsi un po’ più andare.

L’album è composto da sette pezzi, della durata totale di poco inferiore alla mezz’ora.

L’opener ‘Absence’, introdotta da un arpeggio con assolo, ha uno spigliato tono Hardcore, con un assolo che vira al psichedelico ed un intermezzo cupo con il basso in evidenza.

Con la seconda traccia ‘Death (The Only One)’ i Dripping Sin ci fanno conoscere il loro lato più oscuro, con un brano che inizia pesante per poi accelerare verso ritmi che ricordano la basilare ‘Children Of The Grave’ dei Black Sabbath.

I Don’t Wanna (Think About It)’ vira nuovamente verso l’Hardcore, con strofe infarcite da un irriverente chorus ed un lungo assolo Metal.

Mechanical Eye’ ha un buon riff ‘maideniano’ ed un buon attacco di basso e batteria. E’ un buon Thrash potente e sfacciato al punto giusto da risultare il brano migliore dell’album.

Poi i Dripping Sin cambiano nuovamente marcia: ‘Parallax’ è uno strumentale articolato e quasi ipnotico che, distaccandosi completamente dai brani precedenti, gioca con luci, ombre e le varie sfumature intercalanti. Un brano che desta un certo interesse anche se non è molto incisivo.

Il Thrash riprende con l’arrabbiata ‘Sorceress of Evil’, che si conclude con una martellante sezione di basso e batteria.

La chiusura del lavoro è affidata a ‘Sorriso Amaro’, un sfuriata cantata in italiano ai limiti del Death, della durata di quaranta secondi.

Concludendo, il lavoro dei Dripping Sin è più che discreto, soprattutto è da premiare la voglia di spaziare e di superare i confini dentro il quale è racchiuso il Thrash Metal. Tante cose possono essere migliorate, ma se ne intravedono le possibilità. Per ora, il giudizio su ‘Gaze into the Abyss’ è più che sufficiente.

 
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