Recensione: Genesis

Di Stefano Santamaria - 20 Febbraio 2017 - 0:00
Genesis
Band: Wormhole
Etichetta:
Genere: Death 
Anno: 2016
Nazione:
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70

Flusso di iraconda bile sgorga spontaneo nella prima fatica in studio dei Wormhole, progetto nato nel 2015 ed i cui componenti arrivano da tre diversi paesi: Usa, Sud Africa e Regno Unito.

Il sound proposto è un viscerale brutal death metal, i cui gorgoglii vocali non si discostano molto dai dettami del filone. Esempi come ‘Geoform 187’ sono il lato più “melodico” della band, grazie ad un uso più arioso della chitarra, a metà tra il death più classico di scuola svedese, e il purulento e brutale lato “mastica budella” della scuola americana.

 Il full-length non è certamente l’incarnazione dell’innovazione, ma resta un lavoro intenso, punto ideale di incontro tra una violenza per nulla raffinata, e dei tecnicismi che rammentano i Dying Fetus e quell’approccio cerebrale all’estremo degli anni novanta.

“Genesis” dura una mezz’ora scarsa, ed in questo senso lascia un po’ l’amaro in bocca perché avremmo voluto più materiale da analizzare, restando in un limbo tra l’Ep e il disco vero e proprio.

Detto ciò, stupisce  la dinamicità che soggiace a quel classico approccio vocale caro al brutal, così da scoprire sfumature interessanti nei brani. Lo scopo è quello di rendere un concetto di distruzione che sappia andare oltre alla semplicistica definizione del medesimo, ma è altrettanto cristallino come questa iniezione di adrenalinico odio entri in circolo senza fronzoli.

Il tempo ci dirà se il project saprà ulteriormente sviluppare delle idee che indubbiamente ci sono e che possono instillare quella curiosità necessaria a far fare loro il salto di qualità. Personalità e competenza ci sono, le menti e le culture da differenti paesi anche, chissà che questo particolare concentrato di eventi dia alla vita a qualcosa di memorabile.

Se non amavate il lato più estremo del genere della morte continuerete a non gradire, poiché qui non c’è nulla che possa farvi cambiare idea. Se invece gradite l’odore di marcio, ma con una spolverata di tecnica, fatevi avanti. Attendiamo un’uscita futura magari più corposa, in cui gli elementi più atmosferici possano avere più spazio, unitamente alla voglia di mettere ingredienti che rendano i Wormhole distinguibili. 

Stefano “Thiess” Santamaria

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