Recensione: Glacier

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Nell'affollato panorama heavy metal anni 80 anche gli statunitensi Glacier riuscirono ad incidere il loro nome nel cuore dei defender più intransigenti e conservatori attraverso la pubblicazione di questo sconosciuto mini album omonimo mai stampato in cd ma non eccessivamente raro nella sua originale versione in vinile. Le carte in regola per riuscire quanto meno a farsi notare nell'affollato panorama metallico degli anni ottanta i Glacier le avevano tutte: capacità tecnica sopra la media, buona produzione, cinque ottime song e soprattutto un pezzo come “Vendetta” che avrebbe sicuramente trascinato l'album su vette davvero alte se solo fosse stato pubblicizzato in qualche modo (magari con qualche passaggio radiofonico).
La musica proposta dai Glacier abbraccia in maniera piena e concreta sia la scuola britannica che quella statunitense con preziose porzioni epiche dettate soprattutto dalle linee vocali del singer che rendono il lavoro un'ipotetico incrocio tra il primo lavoro degli Shok Paris e l'omonimo debutto dei Fifth Angel.

“When Heaven's at Hand” apre il disco nel migliore dei modi. Ottimo il riff di accompagnamento ma ad elevare il tutto sopra la media sono le indovinate parti vocali che vi si stamperanno in testa al primo ascolto come del resto il ritornello semplice ma irresistibilmente anni ottanta.
Il piatto forte del mini è rappresentato dalle stupende melodie della già citata “Vendetta” , una perfetta fusione tra il sound maideniano e quel gusto armonico tipicamente americano. Un semplice giro di note iniziale si trasforma nel classico galoppo di accompagnamento prima che la solista disegni una melodia che poi sarà ripresa dall'entrata delle linnee vocali. Strofa, pre chorus e ritornello si fondono perfettamente in un turbine di epiche melodie metalliche che faranno la gioia degli amanti di queste sonorità. Sicuramente un classico sconosciuto.
Un inizio dal sapore epico medievale si trasforma da li a poco in una killer track sparata in doppia cassa. “Ready For Battle” mi ha fatto tornare in mente lo speed epic dei Savane Grace del capolavoro Master Of Disguise con quell'approccio alla melodia tipico delle band d'oltre oceano.
Il riff che apre “ Devil in Disguise” è inequivocabilmente più legato alla scuola britannica, non a caso la strofa ricorda molto da vicino il classico dei Gream Reaper “See You In Hell” che a sua volta aveva abilmente saccheggiato “Invaders” dei Maiden. Comunque a parte la somiglianza con i pezzi in questione la canzone è un grande esempio di puro metallo ottantiano che non mancherà di far muovere le vostre chiome fluenti.
Chiude il mini “Speak No Evil”, un tempo medio baciato da un ottimo lavoro delle chitarre che, soprattutto nell'assolo, dimostrano una capacità tecnica notevolissima per un gruppo all'esordio.

“Glacier” è il classico disco nato sfortunato ma che possiede tutti i requisiti per diventare un vostro acquisto obbligatorio.
 
80