Recensione: Glory Of Chaos

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Con quasi trent'anni di carriera sulle spalle e a due anni di distanza dall'ultimo studio album The King Of Hell, tornano i texani Helstar, capitanati ancora da un James Rivera in forma smagliante, con Glory Of Chaos, album che prende a calci il concetto stesso di “compromesso”. La band è la stessa del precedente full length, ad eccezione della new entry Michael Lewis che ha preso il posto di Russel DeLeon dietro le pelli.
Priorità assoluta è quella di rassicurare tutti i fans della band: sono sempre loro, con il loro tostissimo US power, le sfuriate in ottimo thrash-style, i riff tritatutto di Barragan e Trevino, e Rivera che, a dispetto dell'età che avanza, ancora una volta riversa la propria furia vocale sul microfono, senza cedimenti di sorta delle sue corde vocali d'acciaio.
Se si volesse per forza cercare qualche differenza col passato, si troverebbe solamente un'aggiunta di rabbia e potenza a tutto quanto già si conosce dell'Helstar sound, grazie anche ad un devastante (e sorprendente) Lewis alla batteria.

La tracklist sembra la colonna sonora del perfetto moshpit, al quale non a caso è dedicata la trascinante Bone Crusher. Anche i temi trattati non sono propriamente leggeri: si va dall'accusa alla Chiesa per l'omertà sullo scandalo pedofilia dell'opener Angels Fall To Hell, nella quale Rivera lascia letteralmente a bocca aperta per la potenza sprigionata e per le sue proverbiali urla in falsetto, ai condiazionamenti mediatici della successiva Pandemonium, una mazzata thrash che piacerà agli amanti di Overkill e Testament. Monarch Of Bloodshed è narrata dal punto di vista di un terrorista kamikaze, con la coppia d'asce Barragan/Trevino a macinare riff che non fanno prigionieri. Il cadenzato break centrale, invece di allentare un po' la morsa, aggiunge tensione che si riversa prima nel solo e poi nel finale. L'intro di Summer Of Hate riporta parte di un'intervista a Charles Manson, protagonista del pezzo; il ritmo si fa meno serrato e l'atmosfera più cupa, per quello che è uno degli episodi più interessanti dell'intero Glory Of Chaos. Dethrap, ispirata al film The Cube, è un assalto frontale della coppia Abarca/Lewis, con quest'ultimo che dimostra ampiamente di meritare il posto nel combo di Houston, e la successiva Anger, come il titolo lascia presagire, non serve certo a concedere una tregua alle orecchie ed al collo dell'ascoltatore; molto efficaci i cambi di ritmo, soprattutto quello che porta al primo solo di chitarra. In Trinity Of Heresy, altro highlight, viene lasciato da parte il thrash, e i nostri virano su un connubio Us power/speed che, un tempo, era il loro marchio di fabbrica; da sottolineare lo splendido break acustico inserito al posto giusto nel momento giusto. Il finale è sorprendente: dapprima Alma Negra, probabilmente il pezzo più “cattivo” dell'intera discografia della band, è il colpo del k.o. tecnico (anche per merito di un Rivera “malato” come non mai), poi Zero One, un minuto scarso di outro acustico a tema apocalittico, fa da punti di sutura per le ferite aperte.

Glory Of Chaos difficilmente deluderà gli appassionati della band texana, mentre potrebbe, al contrario, far raccogliere ai nostri nuovi adepti. Il platter è, come ampiamente ricordato, un assalto sonoro in piena regola, portato da una band che riesce a restare sé stessa anche estremizzando alcuni aspetti, come ad esempio la componente thrash, mai così presente come in questa release.
Gli Helstar non disdegnano sonorità più moderne rispetto al passato, mantenendo sempre le caratteristiche per le quali sono conosciuti nel panorama metal, e riuscendo, in quarantacinque minuti scarsi, a dimostrare come la qualità possa tranquillamente viaggiare su di un binario parallelo rispetto a qualsiasi compromesso. Gloria al chaos, gloria agli Helstar.


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Tracklist:
01. Angels Fall To Hell 5:01
02. Pandemonium 4:24
03. Monarch Of Bloodshed 5:15
04. Bone Crusher 5:04
05. Summer Of Hate 5:49
06. Dethtrap 3:54
07. Anger 3:53
08. Trinity Of Heresy 4:39
09. Alma Negra 5:41
10. Zero One 0:56

Line-up:
James Rivera: voce
Larry Barragan: chitarra
Rob Trevino: chitarra
Jerry Abarca: basso
Michael Lewis: batteria

 
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