Recensione: Go And Live… Stay And Die

Di Federico Mahmoud - 11 Gennaio 2008 - 0:00
Go And Live… Stay And Die
Band: Vendetta
Etichetta:
Genere:
Anno: 1987
Nazione:
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85

Gli annali la dipingono una meteora dalle fortune alterne, ma Vendetta è una formazione che avrebbe potuto (e dovuto) ambire a traguardi importanti. L’atto della fondazione risale al 1984, quartier generale Schweinfurt: in Germania soffiano i venti della tempesta thrash / black, tuttavia è a San Francisco e dintorni che i Nostri guardano con fervido entusiasmo. Già dagli esordi, costituiti dalla coppia di demo-tape System of Death (1985) e Suicidal Lunacy (1987), i tedeschi mostrano di prediligere un songwriting che alla tipica irruenza dello speed metal continentale abbini melodia e gusto per trame complesse. Il passo successivo è il contratto con la connazionale Noise Records, che all’epoca vanta un roster d’indiscutibile caratura.

La band si barrica nei rinomati Musiclab Studios di Berlino e, sotto l’occhio vigile del produttore Harris Johns (Voivod, Sodom, Coroner, Tankard, Kreator e altri), registra il debutto tra agosto e settembre ‘87. Go And Live… Stay And Die offre una selezione riveduta e corretta del repertorio, essendo composto di soli brani già incisi su nastro; il materiale beneficia sensibilmente dell’inedito taglio professionale e, complice l’affinamento delle doti tecniche, il salto di qualità è tangibile. Perno della line-up è la coppia di chitarristi Achim “Daxx” HömerleinMichael “Micky” Wehner, incontenibile fucina di riff granitici e assoli al fulmicotone; i due si occupano “a tempo perso” anche delle parti vocali, alternandosi al microfono con risultati discreti – per la cronaca, sarà proprio l’assenza di un cantante di ruolo a decretare, qualche anno dopo, la fine dei rapporti con la casa madre. Completano l’assetto il bassista Klaus “Heiner” Ullrich (a tutt’oggi l’unico membro superstite) e il batterista Andreas “Samson” Samonil.

Quello dei Vendetta è un ibrido musicale in perenne divenire, che troverà la sua realizzazione ultima nel più cerebrale Brain Damage (1988, un classico “minore” della scena teutonica). In esso coabitano il brivido della velocità senza freni, accolta come una valvola di sfogo, e quella vocazione per partiture ad alto coefficiente tecnico che anima le produzioni di fine decennio. La furiosa Suicidal Lunacy rappresenta un melting pot emblematico delle due tendenze, divisa tra cambi di tempo e micidiali ripartenze; ma è la successiva title-track a fugare definitivamente ogni dubbio circa le intenzioni dei tedeschi, precisi e smaliziati anche nei passaggi più ostici. Il gruppo forgia un album accattivante, fresco, per nulla ridondante quando i tempi si allungano: la prova del fuoco è System of Death, pezzo incisivo e longevo nonostante gli otto minuti di durata. Non mancano tuttavia episodi più ortodossi, dal perentorio inno speed metal Traitor’s Fate a On The Road, passando per il flash di Drugs And Corruption (una bordata in piena regola). Completa l’edizione in compact disc And The Brave Man Fails, già apparsa nel sampler Doomsday News (1988, Noise) e su flexi-disc, in split con A Cautionary Tale dei britannici Sabbat (allegato di Metal Force #27, giugno 1988 e Rock Hard #35, uscito lo stesso anno).

Lo scenario in cui si agitano le composizioni, in parte sconfessando la deriva fantasy della copertina, è figlio del clima da guerra fredda che imperversa nei tardi anni Ottanta. Si leggono accenni all’incubo post-atomico, alla frenetica corsa agli armamenti (System of Death), al degrado sociale (Revolution Command) e un’esplicita presa di posizione contro il diffondersi delle droghe (Suicidal Lunacy); temi scottanti che tradiscono suggestioni e amarezza di una generazione che li vive sulla propria pelle.

Go And Live… Stay And Die è il pregevole esordio di quattro musicisti che, soltanto un anno dopo, supereranno sé stessi. Nonostante positivi riscontri tra critica e pubblico, i Nostri non andranno mai oltre la dimensione di cult band, svanendo agli albori dei Novanta con un magro bottino di concerti; sorte condivisa con tanti compagni di scorribande, da Paradox ai più censurati Exumer. Da registrare con l’avvento del nuovo millennio una reunion in sordina (peraltro orfana della formazione originale) e l’interessamento della Metal Axe Records, che ha ristampato in blocco il back-catalogue targato Vendetta: un assist per chi desiderasse ripercorrere le gesta di un gruppo tanto brillante quanto sfortunato.

Federico ‘Immanitas’ Mahmoud

Tracklist:
01 Suicidal Lunacy
02 Go And Live… Stay And Die
03 Traitor’s Fate
04 System of Death
05 Drugs And Corruption
06 Revolution Command
07 On The Road
08 And The Brave Man Fails (CD bonus track)

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