Recensione: Gods And Generals

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Seconda prova sulla lunga distanza per gli svedesi Civil War, band nata nel 2012 dopo la fuoriuscita di Rikard Sundén, Oskar Montelius, Daniel Mullback e Daniel Mÿhr dai Sabaton. Alla formazione si unì il talentuoso, e mai troppo considerato, Nils Patrik Johansson, cantante già attivo con Astral Doors, Lion's Share e Wuthering Heights, in poche parole una super band con esperienza da vendere. Il disco di debutto, The Killer Angels, si rivelò uno dei lavori più interessanti usciti nel 2013 in ambito heavy/power e, a detta di chi scrive, superiore a quanto fatto dai sopravvalutati Sabaton sino ad allora. Merito di un songwriting ispirato e soprattutto di Mr Johansson cantante dalla “C” maiuscola, dotato di una tecnica e personalità invidiabile, la cui timbrica ricorda molto da vicino il compianto Ronnie James Dio. Con delle premesse del genere, è inevitabile avere grandi aspettative attorno al nuovo Gods And Generals, disco che in ambito heavy/power risulta tra i più sentiti e attesi di questo 2015.

 

Prima di iniziare l'analisi del disco, bisogna segnalare alcune novità in casa Civil War. La prima è il nuovo deal che lega la band svedese alla sempre più attiva Napalm Records, la seconda riguarda invece alcune novità in seno alla formazione. Sul finire del 2014 è infatti entrato a far parte del combo di Falun il terzo chitarrista Petrus Granar. Ultimate però le registrazioni di Gods And Generals, in modo del tutto pacifico, il chitarrista Oskar Montelius ed il bassista Stefan Eriksson hanno lasciato la band. Segnalato queste importanti novità, non rimane che iniziare l'ascolto del nuovo lavoro griffato Civil War.

 

Il disco parte subito in grande stile con un intro orchestrale, epico e maestoso, che viene interrotto da un terremotante passaggio di batteria che dà il via a War Of The World, traccia di puro heavy/power che conquista dal primo ascolto grazie ad un songwriting ispiratissimo in cui spicca l'incalzante batteria di Mullback e l'ottimo lavoro delle due asce di Sunden e Granar. La differenza viene però fatta dall'ottima prestazione di Patrik Johansson, teatrale nella strofa ed estremamente coinvolgente nello splendido ritornello che caratterizza la song. Con questa traccia d'apertura sembra di ascoltare i migliori Astral Doors, un inzio da dieci e lode! Con la successiva Bay Of Pigs, canzone che tratta il fallimentare e triste capitolo dello sbarco nella Baia dei Porci a Cuba, i ritmi rallentano e le tastiere diventano più presenti. Il risultato è una canzone dalle tinte maestose che trova il giusto coronamento nell'anthemico ritornello. Altra traccia convincente in cui, una volta ancora, Johansson fa la differenza. Proseguendo l'ascolto di Gods And Generals è un piacere notare come il disco non presenti cali di tensione, mostrando un interessante varietà tra una canzone e l'altra, sia per velocità che per atmosfere create, senza che la band perda la propria identità. Certo è inevitabile avere qualche similitudine con il passato e qualche riferimento ai Sabaton - in particolare nelle canzoni più lente in cui esce quel flavour militareggiante che ben rispecchia le tematiche trattate - è facilmente riconoscibile, ma questo non snatura l'identità della band né fa gridare allo scandalo. Ogni singola parte è studiata e curata alla perfezione, valorizzata da una produzione cristallina e da un Johansson in stato di grazia. Ogni canzone presenta una struttura convincente che conduce, in un continuo crescendo, verso un chorus sempre azzeccato che fa letteralmente esplodere ogni singola traccia, siano esse veloci e dirette come USS Monitor o più lente e maestose come Braveheart, Admiral Over The Oceans o Back To Iwo Jima. Risulta impossibile non citare la splendida semiballad Schindler's Ark, traccia struggente e da un ritornello letteralmente evocativo. Doveroso sottolineare l'ennesima super prestazione di Johansson al microfono. Il disco si chiude con la title track che, forse, risulta essere la miglior traccia dell'album, una traccia che è già un classico e dal vivo non potrà che mietere vittime. Heavy metal epico ed evocativo all'ennesima potenza. Fanno capolino delle influenze maideniane e nella seconda parte troviamo dei classici chorus in stile Manowar. La canzone si rivela come un vero e proprio diamante. Chitarre, tastiere, sezione ritmica e voce regalano una prestazione che rasenta la perfezione, una canzone in grado di mettere letteralmente i brividi. Miglior epilogo non poteva esserci.

 

Pur non inventando nulla di nuovo, il secondo capitolo dei Civil War risulta un disco riuscitissimo e la band svedese può puntare a diventare uno dei punti di riferimento per l'intera scena metal. Gods And Generals si rivela come un disco capace di non deludere le attese, capace di bissare e, forse, superare quanto di buono messo in mostra dal precedente The Killer Angels. Rispetto a quest'ultimo, Gods And Generals risulta un disco dalla velocità media più bassa, non annoverando quei capitoli speed/power oriented che invece erano presenti nel debut album. Una decisione che permette alla band di puntare maggiormente sulle atmosfere, rendendo le canzoni più maestose ed epiche, permettendo a Johansson di diventare il vero e proprio mattatore del disco e di ogni singola traccia. Lo stesso songwriting è più ispirato rispetto al debut album e viene valorizzato da una produzione moderna e cristallina. In poche parole uno dei dischi migliori di questa prime parte del 2015. Ciò che sorprende è che questi musicisti - Johansson e Granar esclusi - provengono tutti dai Sabaton ed in quella band - come detto all'inizio di queste righe, per me ampiamente sopravvalutata - non mettevano in mostra la classe, la convinzione e l'ispirazione che invece mostrano nei Civil War. Forse tutto questo è merito di una formazione che ha finalmente raggiunto la propria maturità artistica, di un amalgama magicamente trovato, di un cantante tra i primi della classe che permette di rendere possibile e concreta ogni soluzione. I paragoni ed i confronti sono spesso inutili ma se dovessimo mettere sotto esame Sabaton e Civil War, questi ultimi ne uscirebbero assoluti vincitori.

 

Marco Donè

 

 
75