Recensione: Grace Under Pressure

Di Diego Cafolla - 1 Febbraio 2004 - 0:00
Grace Under Pressure
Band: Rush
Etichetta:
Genere: Prog Rock 
Anno: 1984
Nazione:
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98

Diciamolo subito. I Rush sono una band che non ha mai avuto artisticamente nessun tipo di limite o confine creativo.
La band è passata con una semplicità estrema dall’hard rock degli esordi, memore della lezione impartita dai Led Zeppelin, all’hard prog della fase che va da 2112 a Permanent Waves, alla contaminazione con la New Wave Inglese degli anni ’80 fino all’ heavy rock degli ultimi album. Incoerenza artistica verrebbe da pensare, eppure si tratta semplicemente di creatività immensa, troppa per essere confinata in un solo genere. Già perchè se è vero che i nostri hanno cambiato genere praticamente di album in album, sono tutti accomunabili da una sola cosa: l’altissimo livello qualitativo. “Grace Under Pressure”, album del 1984 centra pienamente il bersaglio, risultando un’ennesima e indiscutibile prova del talento della band. Una manciata di song accattivanti, melodie ricercate e una sezione ritmica sublime. Il compito di aprire le danze è lasciato a “Distan Early Warning”, stupendo e trascinante prog rock dalle melodie eccellenti. Il suono è cristallino, niente distorsioni pesanti o simili, eppure il brano riesce a sprigionare una potenza veramente notevole (e chi ha mai avuto il piacere di vederne la versione live sa cosa intendo). Il secondo brano, “Afterimage”, è un rock moldo dinamico, dalle pregevoli melodie. Stupenda la parte centrale del brano, dove i synth accompagnano la chitarra di Lifeson.
Ma arriviamo ora ad un brano memorabile: “Red Sector A”. Il brano è costruito su una sezione ritmica lineare ma sapientemente arrangiata, Geddy Lee abbandona il basso per dedicarsi completamente alle tastiere e l’assolo di Lifeson è semplcemente fantastico. Alla traccia numero quattro troviamo quella che è la canzone dell’album preferita dal sottoscritto. La ritmica diventa quasi Ska (questo dovrebbe dirla lunga sul grado di “apertura mentale” del terzetto di Toronto), il basso detta la tessitura ritmica della canzone che ci offre un dinamismo incredibile unito alle accattivanti melodie della voce e le tastiere trovano spazio nella bellissima apertura melodica offerta dal ritornello, che mostra anche il gusto dell’eccellente Peart alle pelli, capace di riempire ogni singola battuta del disco con soluzioni sempre originali e ricercate.
“The Body Electric” è una song molto particolare e dalla melodia ricercata. Secondo il mio giudizio necessita di qualche ascolto per essere apprezzata appieno ma il ivello è comunque sempre molto alto. Segue “Kid Gloves”, canzone costruita quasi interamente su un 5/4 dinamicissimo, con melodie di facile presa ma al tempo stesso molto originali, risultando una delle canzoni più immeditate del disco. L’atmosfera della canzone è spensierata e coinvolgente, a mio modo di vedere l’ideale singolo insieme a “The Enemy Within”. Si cambia completamente registro con la seguente “Red Lenses”. Song di rock d’avanguardia, vero e proprio manifesto progressive del disco. Non so inquadrare la suddetta song in un genere ben specifico. Ad azzardare potrei indicarlo come una miscela di Rock e electro-Jazz (!!!) dalle melodie e soluzioni ritmiche ricercatissime. Insomma, ascoltare per credere, mi è capitato raramente di ascoltare qualcosa di cosi’ originale. Brano posto in chiusura, la stupenda “Between The Wheels”. Apertura oscura affidata alle tastiere di Lee e alla chitarra di Lifeson, la sezione ritmica è impeccabile e pulsante, gli assoli di chitarra sono ispirati come sempre, a disegnare trame “oscure” nel finale del brano. In definitiva l’album in questione rientra in quella categoria di album che resistono incolumi alle insidie del tempo. Un album bellissimo, da ascoltare e riascoltare, senza pregiudizi di nessun tipo, a prescindere da qualsiasi tipo di catalogazione di genere. Consigliato a tutti gli amanti della Musica.
Tracklist:

  1. Distant Early Warning
  2. Afterimage
  3. Red Sector ‘A’
  4. The Enemy Within
  5. The Body Electric
  6. Kid Gloves
  7. Red Lenses
  8. Between the Wheels

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