Recensione: Grand Guignol Orchestra

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Questo folle circo degli orrori è pronto a spalancarvi le sue porte infernali, ma prima di oltrepassare la soglia domandatevi se siate realmente pronti per ciò che vi aspetta. Grand Guignol Orchestra è il nuovo lavoro in studio dei francesi Pensées Nocturnes, creatura capitanata dall’eccentrico Vaerohn, coadiuvato da circensi funamboli dei propri strumenti, pronti a dar vita ad uno spettacolo al quale mai avreste pensato di assistere. Trattasi del sesto capitolo nella decennale esistenza di una entità musicale francese al momento identificabile come Avantgarde Black Metal, ma che in realtà offre al nostro sistema uditivo una paletta di generi e sottogeneri pressoché infinita e che sconfina in tematiche circensi – ovviamente – sino a polka e altre sfumature popolari e folcloristiche.

 

Sin dalla copertina si preannuncia un viaggio in un mondo letteralmente malato, una realtà distorta che sorprende minuto dopo minuto e che va assimilata nei giusti tempi e con la dovuta attenzione. Grand Guignol Orchestra è un tuffo in una realtà assurda tinta da urla diaboliche che vacillano in bilico tra grottesco e la più pura ed estrema perdita della propria sanità mentale. Quel che è vero è che nonostante si tratti di un lavoro difficile e senz’altro insolito, i Pensée Nocturnes riescono a mantenere la propria rotta dall’inizio alla fine delle 10 tracce, intervallate soltanto da una breve intro e da un intermezzo che consente di prendere fiato quanto basta e prepararsi per la seconda parte del disco. Deux Bals Dans La Tête e Poil De Lune introducono la follia che permea nei restanti 50 minuti di musica, mostrando come ritmiche serrate e più tipicamente black metal vengano messe al servizio di uno scuotimento emotivo che implode a ridosso di strumenti e partiture insolite anche per “gli orecchi”più allenati e anticonformisti. La qualità sonora valorizza le mille finezze che impreziosiscono ogni singola canzone e che puntualmente piombano a stravolgere le convinzioni che stavamo timidamente creando prima verso un brano, poi verso quello successivo. La versatilità compositiva è l’altro punto forte di Grand Guignol Orchestra e lo si nota anche nel cantato tormentato che alterna tratti teatrali – perfettamente a proprio agio – a grida sofferte che permettono di non abbandonare del tutto il legame con il mondo black. La conclusiva Triste Sade riesce poi a riassumere e rafforzare la voce del verbo impazzire, approfondendo l’esperienza che ci accompagna lungo l’elaborazione di un lavoro sofisticato, a suo modo anche progressive, ma soprattutto figlio di un’ispirazione malata e per questo motivo mai prevedibile.

 

Grand Guignol Orchestra non va semplicemente ascoltato, ma vissuto. Ad ogni ascolto saprà svelare qualche angolo che era rimasto nella penombra e continuerà a far crescere in voi il desiderio di lasciarsi andare e farsi prendere da questo circo malato, folle e perverso. Non è rivolto a tutti, ma proprio per questo dimostra quanto sia in grado di scrollare il panorama del metal estremo, facendo della definizione stessa un’accezione che profuma di nuovo e che come tutte quelle cose oscure, vi attirano verso di esse. Comprate il biglietto per questo spettacolo e vendete l’anima al suo conduttore.

  

 

Brani chiave: Deux Bals Dans La Tête / Poil De Lune / Triste Sade

 
80