Recensione: Grind Galore [EP]

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I Fecalizer ci regalano una fresca e malsana botta di vita in questa estate che sembra già cuocerci le cervella. Per evitare che il sole inaridisca la nostra mente converrebbe scuoterla e frullarla, per soli diciotto minuti, nel nuovo marchingegno del trio messicano. “Grind Galore” è eccitante e corposo, caratterizzato da un’insalubre ingordigia di violenza che viene scaricata nel condotto uditivo senza troppi fronzoli.

La strumentale e sinistra ‘Fecalic Ritual’ introduce le vergognose critiche al popolo messicano pronunciate direttamente dal presidente Donald Trump: la prima vittima sulla quale la band si scaglia furiosamente senza timore. 

Con un goregrind diretto e potente, spinto dal suono ferroso delle chitarre, i Fecalizer distruggono ogni armonia attraverso ritmi feroci che si coagulano in momenti di sofferenza ed agonia (chiedete al malcapitato dei primi secondi di ‘Grind Galore’). Rallentamenti ed accelerazioni improvvise lasciano intravedere il contenuto nocivo che vortica all’interno del putrido universo creato dal folle terzetto.

Sembra di assistere ad un piccolo episodio di una serie televisiva dove si succedono fugaci episodi di violenza gorgheggiata dal growl marcio di Necro Cannibal mentre, alla regia, Ariel Blaster e Mr. Bogdan Nowak non temono alcuna censura.

‘Go Fuck Yourself’, ‘Empire State Of Grind’ e ‘Mortal Cumbath’ sono, a mio avviso, i pezzi meglio riusciti di un disco che non fatica a farsi apprezzare grazie ad una qualità sonora immediata che sovrasta la durata sintetica.

I Fecalizer, in oltre dieci anni di carriera, con un’infinità di split alle spalle e due album, aggiungono alla loro nauseante collezione questo EP che si può definire come un’appendice dell’ultimo full-length “Gore Galore”, uscito nel 2016.  

In un clima di totale e soffocante brutalità, una ventata di sarcasmo porta con sé un fulmine di isteria: la scintilla che darà inizio alla triturazione delle vostre membra.

 

 
70