Recensione: Grindstone

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Terzo granitico album per gli statunitensi Cold Truth, la cui carriera discografica inizia nel 2003, con un omonimo full-length, per poi proseguire nel 2008 con “Do Whatcha Do”. 

Grindstone” è la loro ultima fatica, un lavoro che continua sul percorso già tracciato nel recente passato dagli artisti. Una strada pregna di passione e sudore la loro, in cui molte volte uno sguardo di sofferenza e sacrificio diventa la molla da cui ripartire, passo dopo passo, dopo ogni difficoltà. 

L’asfalto non è mai accogliente, come del resto non lo è la vita, avversità che se compresa, ci fortifica. Positività che ci viene comunicata in ogni nota, in ogni espressione e melodia. Una vera e propria eruzione di rock ci investe, impreziosita da un calore blues che tutto avvolge, abbracciando. La voce, graffiante e potente, ci racconta di influenze hard rock; la chitarra, per presenza e luminosità degli assoli, discorre in toni che sfiorano anche l’heavy

Hard rock da saloon, melodie che inevitabilmente ci fanno ciondolare il capo, ritornelli a cui è impossibile resistere, lasciandoci andare.

New Horizon’, ‘Hands On The Wheel’ incarnano l’entusiasmo di un disco in cui ogni singolo episodio mesce adrenalina a sentimento, in cui ci si lascia andare. Libertà, vento sul viso, sole che ci colora le braccia in un’ideale cavalcata in mezzo ad un deserto. 

Last Man Alive’ è l’oasi in cui dissetarsi, il momento in cui prendiamo coscienza di non aver resistito invano, di essere dei sopravvissuti. I suoni non sono gonfiati da una produzione eccessivamente moderna, una resa che esalta un’essenza anni settanta, senza però risultare deliberatamente vintage.

Lynyrd Skynyrd, White Snakes e Ac/Dc sono alcuni dei parallelismi che ci tornano alla mente ascoltando “Grindstone”. Ciò che ci seduce di più è l’essenzialità dei tocchi della batteria, la corposità delle chitarre, senza che nulla sia eccessivamente aspro, oppure allo stesso tempo florido. 

Genuinità che trasuda forza e amabilità, ma che sa essere anche concreta in un contesto comunque romantico. Full-length all’insegna della tradizione, nel quale non incapperete nemmeno per caso in novità. Premesso questo, sono tanti e tali le  qualità ed il trasporto emotivo da consigliarvi ad occhi chiusi i Cold Truth, alfieri di un rock che non vuole arrendersi.

Stefano “Thiess” Santamaria

 
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