Recensione: Gudatall

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Vento gelido soffia dagli anni novanta, un anelito costante che tutto investe. Ciò che dal cuore, di buono e cattivo, emaniamo, viene cristallizzato da un odio che arriva da lontano. Rancore antico che ansima dal profondo dell’anima, e che ora, nei gesti quotidiani, si ridesta. Mai davvero sepolto, balugina nell’incubo e nel sogno, riga il madido volto con un freddo sudore che ci risveglia, in un spasmo. 

Tutto ciò sono i Murg, band black metal di nazionalità svedese, approdata al proprio secondo genito in studio, a distanza di un anno da “Varg & Björn”.  Il sound dei nostri ha inaspettatamente radici propriamente norvegesi, ripescando dagli anni novanta ed in special modo da Taake, Satyricon e Darkthrone. Tappetto costante di chitarre che tutto fagocitano, in un ideale crescendo di ambientazioni. ‘Mästarens resa i mörkret’ è l’esempio più lampante, un concetto di epica essenza che non regala però speranza alcuna. 

Consapevole mestizia, asprezza che si dissolve in solitudine, stato in cui tutto è inevitabile e per questo subito, senza lottare. Sibilo si conficca così come ago nel cuore, diaccio che si espande assopendo ogni sfumatura di calore umano. Così i pezzi si susseguono, martellanti, ma mai eccessivamente veloci. La produzione esalta più le ambientazioni che gli strumenti, anche perché non c’è virtuosismo o voglia di andare al di là di certi schemi. ‘Vargens ständiga vakan’ è il vuoto che ci circonda, l’insensibilità e superficialità della pochezza della gente, ‘Midnattsmässan’ è la rabbia che sputiamo fuori e che come nero getto aggredisce e paralizza ogni germoglio di sentimento. Questo flusso continua imperterrito ad eruttare, finendo poi con il svuotarci e lasciarci nella desolazione di un deserto che porta il nostro nome. 

I pregi ed i difetti del genere, qui ci sono tutti, e vengono riconfermati passo dopo passo. Se non amavate certe sonorità continuerete a farlo, e certo i Murg non fanno nulla per far cambiare idea a chicchessia. Gettato in faccia, rudemente, black metal capace di far correre brividi lungo il corpo, non solo per un impatto strettamente strumentale, ma soprattutto per le atmosfere che si vanno a creare. Nessuna sperimentazione, ma gelo che si impossessa di noi. Il full-lenght conferma le attitudini e la via iniziata un anno fa, vedremo se con il tempo sapranno anche rendersi distinguibili aggiungendo quegli elementi di personalità che oggettivamente mancano. Consigliati a chi adora la nera fiamma.

Stefano “Thiess” Santamaria

 
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