Recensione: Gun To Mouth Salvation

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Ve li ricordate i Carnal Forge? Quel gruppo svedese accasatosi presso la Century Media che tanto ha infiammato la prima decade degli anni 2000 a suon di bordate thrash death? Parliamo di un gruppo che si è sempre assestato su livelli medi e che mai non è riuscito a fare un vero e proprio salto di qualità; il genere suonato è sempre stato brutale e figlio della scuola svedese, con uso e abuso di tempi in 2/4, una voce ultra abrasiva in scream e un pizzico di melodia che mai male non faceva. A distanza di dodici anni dal non memorabile Testify For My Victims, il combo svedese, sempre capitanato dai fratelli Kuusisto, unici superstiti della formazione originale, torna a sorpresa sulle scene con una formazione totalmente nuova e pronta a dichiarare guerra a tutto l’universo metallico.

Gun To Mouth Salvation abbandona, e meno male oseremmo dire, tutti i range vocali alla Darkane del lavoro del 2007 e, contrariamente a quello che ci saremmo dovuti aspettare, vira su un inedito growl in grado di cambiare totalmente il sound dei Carnal Forge. Dimenticatevi quindi quelli che conoscevate, quelli con Jonas Kjellgren al microfono che raggiunsero il loro apice con Aren’t You Dead Yet? nel lontano 2004 e approcciatevi a questo album consapevoli di stare per ascoltare un’altra band.

Oggi i Carnal Forge suonano come una versione drogata e quasi a 78 giri dei Lamb Of God; non manca ovviamente il tocco europeo in grado di dare aria a tutte le composizioni, ma l’approccio rimane più groove oriented rispetto alla brutalità che è sempre stata un marchio di fabbrica degli svedesi. La nuova formazione è in palla, tira e massacra per bene i padiglioni auricolari dell’ascoltatore; di certo questo ritorno discografico dal vivo farà sfracelli e prigionieri zero, a livello discografico invece qualche appunto bisogna farlo. Un difetto non da poco di Gun To Mouth Salvation è senza ombra di dubbio la longevità: si parte carichi, carichissimi durante i primi ascolti e certe volte si salta anche dalla sedia. Dopo poco però l’entusiasmo inizia a scemare e si passa all’ordinaria amministrazione; il nuovo nato in casa Carnal Forge è un buon disco che offre i suoi 45 minuti di macello ma nulla più. La voce di Tommie Wahlberg, per quanto si sbatta, finisce alla lunga per appiattire tutto e rendere la proposta parecchio impersonale e poco riconoscibile. Ce ne sono miliardi di gruppi che suonano così e nell’ultimo decennio di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia; di certo questi pezzi col caro vecchio Jonas al microfono sarebbero stati tutto un altro paio di maniche.

La produzione in ogni caso è a livelli da denuncia e i fratelli Kuusisto sono sempre la solita fucina di riff; sembra che per loro il tempo non si sia mai fermato e tutto ciò non può che essere un bene per l’immediato futuro dei Carnal Forge. Il settimo album della loro creatura risulta però non pienamente a fuoco e ancora c’è da lavorare per poter costruire qualcosa di memorabile; alcune sfaccettature del sound risultano anacronistiche come anche altri tentativi di ammorbidire il tutto per rendersi più fruibili. Come sempre il voler mettere il piede in due scarpe non paga fino in fondo e a non beneficiarne è la qualità. Se siete vecchi fan dei Carnal Forge date comunque un’opportunità a Gun To Mouth Salvation, e ascoltatelo anche se siete amanti del caro e vecchio thrash death di scuola svedese; non promette e non dichiara miracoli ma del sano macello non lo rifiuta mai a nessuno.

In ogni caso, bentornati.

 

 
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