Recensione: Gunfire [Ep - Reissue 2019]

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All’interno di quella lunga operazione di recupero archeologico delle perle dell’Acciaio italiano, portata avanti negli anni da diverse label, è ora la volta dell’Ep dei Gunfire - ripescato dalla Jolly Roger Records -, uscito originariamente nel 1985 per la Picchio Records di Firenze in sole mille copie in vinile. Cifre diverse riportate da altre parti non corrispondono a dati reali.

Qui di seguito, per inquadrare il lavoro del combo marchigiano, riporto quanto da me scritto, opportunamente rivisto per l’occasione, all’interno della seconda puntata sulla storia del Metallo Italiano, che vide la luce fra le colonne della rivista Metal Maniac al crepuscolo dell'anno 2006.

 

‘Gunfire’

(Picchio Records – 1985)

Ho incontrato dopo anni i Gunfire in occasione dell’Iron Fest di Tradate 2005, dove furono collocati all’inizio della giornata dedicata all’Acciaio Italiano. Dopo di loro si esibirono Raising Fear, Wotan, Thunderstorm, Elvenking, Node, Wine Spirit, Necrodeath per finire con i Domine. Conservo ancora nel cuore l’umiltà di questi musicisti nell’accettare la scomoda posizione in scaletta, tenendo conto che lustri prima dettavano legge all’interno della scena tricolore. Un episodio singolare, che però testimonia come la voglia di suonare e la passione che anima ancora oggi il combo di Ancona possa e debba servire da esempio alle altre band agli inizi. La miscela di metallo fornita dai Nostri nell’esordio omonimo è costituita da un sapiente mix di cannonate alla Exciter e richiami epici sulla falsariga di Manowar e Omen. I titoli di Gunfire paiono dichiarazioni di guerra metallica: dopo l’intro è “Hard Steel” che passa alla storia per il coro “We Are Immortals”, poi è la volta di “Thunder Of War”, un grumo di fottuto HM lì a dimostrare agli infedeli di quanto sia capace l’ugola d’acciaio di Robert “Drake” Borrelli. La successiva “Gunfire” è, manco a dirlo, l’inno della band e si chiude con “Wings Of Death”, episodio oscuro dai cattivi presagi. Il disco fu stampato in edizione limitata e costò una manciata di milioni di lire: poteva contenere molti più brani ma, per i soliti motivi economici, solo quattro di essi vennero scelti. Dalle ceneri dei Metal Road nacquero i Gunfire, e da lì il verbo venne sparso ovunque: si guadagnarono lo status di cult band in Grecia e Germania, tanto che furono invitati a suonare al Keep It True Festival del 2003. “Gunfire” in vinile è realmente di difficile reperibilità: nel 2004 i quattro pezzi dell’Ep furono aggiunti come bonus track al disco dal titolo “Thunder Of War”, il ritorno in grande spolvero della corazzata Gunfire, uscito per la Battle Cry.

 

Parecchie le magagne che accompagnarono questo Ep, nel 1985: la stupenda copertina a opera di Walter Angelici scartata e rimpiazzata da una a basso costo scelta arbitrariamente (o quasi) dall’etichetta senza interpellare la band, per i sempiterni problemi di budget. Poi qualche errore marchiano nelle note del retro copertina: Armando Gratti al posto del corretto Grati – con una “T” sola! - è passato alla storia! Altro strafalcione ricomprende la dicitura dello studio: NON Vallemagna come riportato ma Studio Vallemania, tra l’altro all’epoca fra i migliori del Bel Paese, dotato di attrezzature del valore di un miliardo di lire!

Ma soprattutto un suono inspiegabilmente deludente una volta riversato su vinile! In studio le canzoni godevano di una potenza devastante e in linea con i prodotti di alto livello del periodo, poi nelle fasi di transfer avvenne qualcosa di grave. A quel punto i dischi erano bell’e pronti, sfornati uno dietro l’altro e dovevano solo essere imbustati. Troppo tardi per poter intervenire. L’unica soluzione sarebbe stata quella di rifare tutto da capo. Cosa impossibile da realizzare: per arrivare al tanto agognato Ep i Gunfire si erano portati a casa un buon mezzo chilo di cambiali a testa!

La situazione, castrante, amareggiò parecchio la band e forse, perché no, ne tarpò anche le ali… Solo per restare nell’ambito del 1985, basti pensare che l’Ep della Picchio Records doveva vedersela, idealmente, a livello di qualità di suoni alle casse, con Power Of The Night dei Savatage, Innocence Is No Excuse dei Saxon, Metal Heart degli Accept, Warning Of Danger degli Omen, Long Live The Loud degli Exciter, Come Out and Play dei Twisted Sister. Su quel versante – produzione, potenza, “botta” metallica trasmessa -  tutte battaglie perse, chiaramente, a prescindere dal contenuto artistico dei vari lavori, suscettibile del gusto del pubblico. A livello nazionale “Gunfire” se la poteva giocare, lì si, sul serio, con “Heavy And Dangerous” degli Unreal Terror, “The Long Loud Silence” degli Astaroth, l’omonimo dei Raff e “L.a.d.y.”  degli Halloween, solo per citarne quattro… Lavori pregevolissimi, sia ben chiaro, ma anch’essi deficitari se messi a confronto con le produzioni provenienti da oltrefrontiera.  Decisamente troppo poco per chi si era dissanguato per un risultato dal taglio internazionale in grado di competere – sulla carta – con la prima fascia identificata sopra.   

La storia, però, talvolta insegna che prima o poi si venga in qualche modo ripagati dalla malasorte – o meno prosaicamente dalla mancanza di budget adeguati - e oggi, nel 2019, avviene la magia: “Gunfire” esce in Cd e in vinile con, miracolosamente, il suono originario (o quasi, ma si avvicina di molto) che le orecchie di Roberto “Drake” Borrelli, Maurizio “Maury Lyon” Leone, Fabio “Lord Black Cat” Allegretto e Roberto “Rob Gothar” Fanelli ebbero modo di gustarsi nei Vallemania Studios. Quello prima del “disastro” con il transfer, per intenderci…

Il Cd si accompagna a un booklet di otto pagine con foto della band e tutti i testi delle canzoni, comprese quelle marchiate come demo, con la facciata finale dedicata alle note tecniche.

Oltre ai quattro pezzi originari, più Intro, vi è “Firecult” registrata durante le stesse sessioni ma che poi non trovò spazio sull’Ep – per i soliti problemi di pecunia… - e finì su di una compilation seguita da una serie di pezzi demo risalenti al 1984 fra i quali spicca l’ottima ed epica “The Sea be Your Grave”, inspiegabilmente mai più ripresa dai Gunfire negli album ufficiali a seguire. Misteri dell’Italian Way Of Heavy Metal

Per quanto afferente invece le canzoni dalla 1 alla 6, la gragnuola di mazzate che i Gunfire garantiscono è poderosa, il loro gradiente d’Acciaio arriva direttamente in pancia e chissenefrega se all’epoca la loro tecnica era perfettibile (eufemismo). Quello che contava nel 1985 – e per chi scrive conta ancora oggi, si badi bene per prodotti di questa tipologia – era la “botta”, il riffone da headbanging obbligatorio, il ritornello epico…  extrema ratio la violenza tradotta lungo sette note! E in questo senso, gli Ancona warriors, seppur evidentemente acerbi, non difettavano di certo… “Gunfire” nonostante le pecche elencate poc’anzi seppe comunque infiammare più di un cuore defender, negli anni Ottanta, segnando una tappa fondamentale della storia della musica dura del Nostro Paese.       

La domanda che nasce spontanea dopo cotanta colata d’acciaio puro è:

ma se l’Ep fosse uscito con il suono, l’equalizzazione e la potenza “giusta”, nel 1985, sarebbe cambiato qualcosa nella parabola dei Gunfire?

 

In loving memory of Fabio Allegretto [1963-2018]

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti  

 

 

 

 

 

 
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