Recensione: Headshot!

Di Stefano Ricetti - 2 Luglio 2013 - 9:55
Headshot!
Band: Blindeath
Etichetta:
Genere:
Anno: 2013
Nazione:
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67

Largo ai giovani! I Blindeath riescono ad approdare alla My Graveyard Producions per quanto attiene l’esordio ufficiale della Loro storia. Sei i brani contenuti all’interno di Headshot! e sei brani dediti ai monumenti del Thrash anni Ottanta, Intro incluso, forzando un po’ la mano, visti i soli ventidue secondi di durata. Fa specie e oltremodo piacere constatare che il combo lombardo, che a oggi annovera fra le proprie fila Danilo Sunna (Batteria), Alessandro Preti (Chitarra), Matteo Albini (Voce), Gioele Zoppellaro (Chitarra) e Daniel Cullity (Basso) – tutt’altro che dei veterani, per usare un eufemismo – abbia consegnato la propria anima ai pilastri del genere, con il dovuto rispetto, sia chiaro, ma soprattutto con perizia. Tenendo conto della poca esperienza maturata, giocoforza data l’età anagrafica mediamente verde dei cinque componenti e un solo demo targato 2012 sul groppone , si evince scorrendosi Headshot! tutto d’un fiato che i Nostri siano per davvero cresciuti a pane, cotolette alla milanese e Thrash Metal d’annata.

Altrimenti non potrebbe essere, vista la Loro performance durante il “NostroTrueMetal Fest II celebrato in quel di Rozzano lo scorso marzo: convinta e convincente. Consci di non avere in mano il Sacro Graal in grado di cambiare il corso della vita riferito alla musica veloce, il quintetto meneghino spacca quanto deve, puntando alla potenza alle casse senza troppi fronzoli, grazie a una resa sonora che rende giustizia all’onda d’urto sprigionata dalla band.

Fury of the Damned, Keep Pushing, Down of Disease, Headshot e Kill the Brave si rifanno ai maestri americani Slayer, Anthrax, Testament, Megadeth e Metallica – quando ancora facevano i M-e-t-a-l-l-i-c-a – nel tempo in cui portavano in viso ancora qualche brufolo. Non di solo Thrash made in Usa, però si sono cibati i Blindeath, il pezzo numero due emana palesemente influenze provenienti dal Canada, sponda Exciter.    

Headshot! si completa con un booklet di quattro pagine con i testi delle canzoni e una foto della band nonché di un soggetto scelto per il disegno in copertina che difficilmente vincerà l’ipotetica Confederations Cup delle cover.

E’ davvero ancora presto per accollare al combo lombardo frasi tipo quella pronunciata da Cyrus all’interno del imprescindibile film The Warriors, ossia << the future is ours>>. Quello che conta è che i presupposti per fare bene paiono esserci tutti. La prova del nove sarà il prossimo full length, ove i Blindeath dovranno giocoforza lavorare per trovare una propria minima personalità , per quanto possa essere difficile, oggi, dal momento che pare che in ambito duro sia già stato scritto un po’ tutto.     

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

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