Recensione: Heavy Metal Black Force

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Bologna, sede ove si ritirano gli esami del sangue di un giorno qualunque.

  • - Tattiniiiiii?
  • - Si, sono io…

Lvcio si avvicina allo sportello

  • - Questi gli esiti dei suoi esami del sangue…
  • - Bene! Grazie.
  • - Vuole che glieli legga?
  • - Beh, se possibile si, visto che non sono molto avvezzo a queste cose…
  • - Allora: Plasma nella norma, Globuli rossi o eritrociti nella norma, Globuli bianchi o leucociti nella norma, piastrine nella norma…
  • - Tutto bene, quindi!
  • - Attenda, devo ancora leggere l’ultima pagina…
  • - Mhhhhh… qui vedo tre asterischi… questo valore è assolutamente esagerato, Signor Tattini!
  • - Mah...di cosa si tratta?
  • - Della percentuale di Heavy Fucking Metal contenuta nel Suo sangue: è altissima! Deve sapere che questo indicatore nella gran parte della popolazione italiana è addirittura uguale a zero!   

 

Luciano “Lvcio” Tattini è una vecchia triglia dell’HM italiano, con l’Acciaio che scorre abbondantemente nelle Sue vene da decenni. Dopo una lunga milizia negli storici Rain, che affonda le radici fin nei primissimi anni Ottanta, nel 2005 forma una nuova band. Nascono quindi i Tarchon Fist, gruppo di Metallo Ortodosso che a oggi può vantare tre uscite discografiche ufficiali, un Dvd e un paio di demo. Dopo gli inevitabili ricambi all’interno della line-up la band nella sua versione 2013 annovera, accanto all’ascia di Tattini: Sergio “Rix” Rizzo (chitarra), Mirco “Ramon” Ramondo (voce), Marco “Wallace” Pazzini (basso) e Andrea “Animal” Bernabeo (batteria).  

Nei Secoli Fedele, quest’ultimo parto discografico, intitolato profeticamente Heavy Metal Black Force, vede ancora la luce tramite la My Graveyard Productions, così come i precedenti Tarchon Fist (2008) e Fighters (2009). L’ormai lunga storia dell’HM insegna che il terzo album, per una band, molto spesso risulta essere quello definitivo, ove l’esperienza può finalmente trionfare e quindi lasciarsi alle spalle le eventuali scorie dei lavori precedenti. Invero i bolognesi di battaglie a suon di watt ne avevano già condotte molte, anche se sotto differenti moniker, ma tant’è.

Heavy Metal Black Force consta di dodici pezzi, di un booklet di sedici pagine con tutti i testi e varie foto della band ed è esplicitamente dedicato a Baffo Jorg e Sergio Nardelli, due entusiasti d’altri tempi che ci hanno purtroppo lasciato recentemente.

Escluso l’intro The Storm Begins, il lavoro si sviluppa su coordinate stilistiche conosciute, quantomeno per chi segue la band da un po’. Potenza mista a cori da rock arena, a confermare il trademark dei cinque bolognès. Knights of Faith, insieme con Student Attack manderà in brodo di giuggiole tutti i Saxon-ultras. Le uniche variazioni al tema principale si possono individuare nella ricerca di un nuovo filone melodico come nel caso di I Stole a Kiss to the Devil piuttosto che nella suadente You Must Feel Your Heart anche se va rimarcato che, sempre e comunque, il “tocco” Tarchon Fist alla lunga prevale su qualsivoglia variante. Se poi i Nostri fanno spudoratamente il verso agli Helloween - Sweet Lady Rose – lo fanno comunque in punta di… tortellino! Parziale eccezione per la riuscitissima All Your Tears, brano nel quale “Ramon” non per forza deve cantare in modalità “Bollocks off” fissa – tanto per citare il grande Biff Byford – e riesca a dare un saggio di come sia sempre più a suo agio nelle vesti di singer dei ‘Fist. Per lo scriba l’highlight del disco. Si può essere emiliano-romagnoli e non divertirsi a prendersi un po’ in giro? Unconvertible dopo un inizio provocatorio si rivela pezzo accattivante tanto quanto “saltellante”, Ratt docet.         

Inni, anthem, chiamiamoli come si vuole… ecco servite Heavy Metal Black Force, Play it Loud, Diavoli Neri – un omaggio ai Black Devils MC Italy - pezzi scritti per essere suonati sulle assi di un palco, alla fine di un concerto, sudati, sì stanchi ma con il braccio borchiato al cielo di default.  Chiusura ancora con il “gas aperto”, tanto per rimanere in tema biker, con la motorheadiana Born to Kill – chorus, al solito, esclusi -, tanto per gradire.  

Se i Tarchon Fist dovevano confermare qualcosa a qualcuno l’hanno fatto, tramite i solchi di Heavy Metal Black Force, disco che rispetta totalmente le aspettative e sostanzialmente non modifica di alcun grado il tiro della band, che si stabilizza ulteriormente fra le “sicurezze” degli amanti del Metallo Tradizionale. Hail!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 
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