Recensione: Helix

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Tokyo, inizio del terzo millennio. 2002 A.D. È lì che nascono i Crystal Lake, la cui natura primigenia è strettamente connessa alla fiorente scena hardcore della capitale nipponica di quegli anni.

Una cospicua produzione discografica alle spalle, cinque full-length compreso l'ultimo arrivato, "Helix", più EP e singoli vari, la dicono lunga sull'esperienza in materia posseduta dai tre musicisti giapponesi (basso e batteria, nel full-length in esame, sono stati assegnati a due session man).

Anche se nei diciassette anni di attività sono stati parecchi, i rimescolamenti della line-up, la band, ora - grazie anche all'appartenenza al roster della SharpTone Records - , pare avere raggiunto la giusta stabilità e, soprattutto, uno status che le consente di battagliare ad armi pari con le altre realtà del metalcore internazionale.

Necessarie delucidazioni, quelle sopra, poiché, da sempre, le formazioni del Sol Levante sono state considerate come dei meri cloni di quelle occidentali. Anche adesso, in pieno 2019, è piuttosto radicato tale pregiudizio che, nel caso dei Cristal Lake, non ha ragione di esistere. Essi, difatti, risplendono di vita propria, con testa e idee che non scimmiottano niente e nessuno. Certo, il metalcore, quanto affrontato in maniera ortodossa come in questo caso, esige dei dettami stilisti ferrei, non eludibili, che non lasciano spazio a voglie progressiste e/o evoluzionistiche. Così, Ryo e compagni propongono uno stile perfettamente allineato alla forma e alla sostanza del metalcore, tuttavia assestato su livelli di assoluta eccellenza.

Eccellenza esecutiva, buona vena compositiva. È soprattutto la prima, a emergere sin dai primi ascolti del platter. Il suono delle song di "Helix" è delizia per le orecchie. Pulito, poderoso, possente, ordinato e lineare. Anche perché c'è da considerare che i Cristal Lake non producono melodic metalcore. Certo, qualche inserto melodico emerge, qua e là, ma ciò che colpisce di primo acchito è la furibonda dose di aggressività mostrata in ogni anfratto del disco.

Dopo il breve incipit di 'Helix', inusuale title-track, l'impatto frontale di 'Aeon' è di quelli che non lasciano prigionieri: attaccare, attaccare e ancora attaccare, sostenuti da un furibondo turbinio generato da micidiali blast-beats eseguiti con precisione chirurgica. Ovviamente non mancano pesantissimi stop'n'go, da spezzare la schiena in due, spazi in cui inserire elementi di elettronica, molto coinvolgenti per creare un'atmosfera da film di fantascienza, del filone cyber punk.

L'interpretazione di Ryo non aggiunge né toglie a quanto già elaborato in materia di hars vocals, così come i classici cori di accompagnamento, tuttavia anche lui interpreta le sue linee vocali con una veemenza davvero notevole, attaccando anch'egli di continuo, senza tregua. YD e Shinya manovrano le proprie chitarre nel modo dettato dall'enciclopedia del metalcore, proponendo riff assassini e abbellimenti solistici di pregevole fattura. Terrificante la sezione ritmica, come già accennato, con Bitoku e Gaku che, pur essendo elementi di supporto, formano una sezione ritmica diligente ma che, anzitutto, sprizza dinamismo e gagliardia alo stato puro da ogni poro.

Dato atto di un sound pressoché immune dal benché minimo difetto, bisogna ammettere che anche i brani del full-length sono costruiti con analoga perizia. Ribadendo che la melodia è sostanzialmente rarefatta ('+81', 'Outgrow'), ciascuna di esse presenta una profonda personalità, il che le rende longeve e, dopo vari ascolti, riconoscibili le une dalle altre. Segno di una composizione pesante, talentuosa, ricca di classe. Forse manca il colpo da K.O., che non avrebbe certamente guastato in un un CD nel suo complesso così buono, così ben fatto.

Malgrado ciò, "Helix" è e rimane un lavoro che gli appassionati del metalcore non possono assolutamente perdere. I Crystal Lake, in definitiva, sono davvero bravi, a 360°, e meritano una tanto giusta quanto meritata visibilità.

Daniele "dani66" D'Adamo

 

 
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