Recensione: Hollow Man

Di Nadia Giordano - 6 Gennaio 2014 - 18:28
Hollow Man
Band: No Man Eyes
Etichetta:
Genere: Heavy 
Anno: 2013
Nazione:
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73

I No Man Eyes, sono una band genovese nata nel 2011 dalle ceneri dei Graveyard Ghost.
Dopo vari cambi di line-up, il gruppo riesce a consolidarsi con l’entrata di Fabio Carmotti ed Alessandro Asborno, rispettivamente vocalist e bassista.

Quello che emerge dal loro primo full-length è un heavy metal moderno, con un sound granitico, sia per i riff di chitarra eseguiti da Andrew Spane che per l’importante drumwork realizzato da Michele Pintus, che ben si amalgama alla linea vocale.

Anche se i quattro danno prova, nelle undici tracce del disco, di avere un’ottima padronanza sia tecnica che esecutiva, si percepisce comunque un potenziale parzialmente inespresso, nonostante le capacità che dimostrano di possedere, come in occasione dell’assolo di Spane nella title-track e del groove di Pintus in “Killing The Liar”.
Ma se ne potrebbero citare anche altre, quali “Mystery Of Life” fino ad arrivare all’interessante “Forsaken By The Light”, forse la traccia che spicca di più in tutto “Hollow Man”.
Sebbene io non sia un maestro di canto, mi sento però di consigliare al singer Fabio Carmotti di “osare” un po’ di più con la propria voce, perché risulta essere, in alcuni frangenti, eccessivamente controllata, come se temesse di esagerare.

Per quanto riguarda la produzione si ha un buon equilibrio globale, anche se il basso rimane un po’ nascosto tra le pieghe delle varie tracce.
Mentre, complessivamente, il lavoro forse soffre di un’eccessiva compressione, che si evidenzia in modo particolare analizzando il suono della batteria.

Anche se le tracce dal punto di vista esecutivo risultano essere slegate l’una dall’altra, si può notare un certo filo conduttore passando in rassegna i testi. Infatti, ciò che emerge da tale analisi è una predilezione per temi di attualità e contemporaneità.
Si va dall’auto-distruzione della cultura moderna, alla complessità della storia umana, fino alle società segrete che vengono utilizzate per manipolare l’uomo nelle sue azioni quotidiane. Tutto questo è racchiuso in quello che viene definito l’“Uomo Vuoto”, ovvero l’Hollow Man, ed è quello che traspare dall’artwork, dove alberi spogli ed un incendio all’orizzonte fanno da cornice ad un uomo solo che cammina verso un paesaggio desolato.

In definitiva, data la buona qualità musicale, unita alla ricercatezza nei testi, all’appropriato artwork ed alle capacità esecutive dimostrate, consiglio agli appassionati e non di procurarsi questo album, nella speranza che i No Man Eyes, sfornino presto un secondo lavoro che permetta loro di esprimere del tutto il proprio potenziale.

Nadia “Spugna” Giordano

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