Recensione: House of Doom [EP]

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Il 2018 si prospetta essere ricordato come uno degli anni più importanti nella storia della musica dura. Alcune tra le band più rappresentative della scena hanno infatti deciso di dare alle stampe la propria nuova fatica discografica proprio nell’anno domini 2018. Gli album fin qui pubblicati non hanno tradito le attese e le aspettative di fan e addetti ai lavori, rivelandosi dischi di qualità elevata, come successo, ad esempio, con Judas Priest e Riot. Ma l’anno è ancora lungo e molti sono gli appuntamenti segnati sul calendario. Tra di essi, quasi a sorpresa, rientra il nuovo lavoro dei leggendari masters of doom svedesi Candlemass, la cui nuova prova sulla lunga distanza è prevista nella seconda metà del 2018. Nell’aria riecheggiano ancora le parole pronunciate da Leif Edling a seguito della pubblicazione di “Psalm of the Dead”, quello che doveva essere il canto del cigno dei Candlemass, e l’annuncio di un nuovo album del combo svedese ha lasciato tutti col fiato sospeso, incapaci di proferire parola, in una combinazione di forti emozioni: trepidazione, timore, ammirazione e stupore. Come se un maestoso e affascinante vulcano, dopo anni di quiescenza, avesse deciso di tornare a manifestare tutta la propria potenza.

 

Noi ci eravamo lasciati un paio d’anni fa parlando dell’EP “Death Thy Lover”, lavoro pubblicato per i trent’anni di carriera dei Candlemass e, vista la qualità messa in luce dalle canzoni presenti in quell’EP, un nuovo full length ci sembrava la naturale conseguenza, che, magicamente, come detto in precedenza, troverà il proprio compimento verso fine anno.

 

L’attesa si rivela già spasmodica e i Candlemass decidono di renderla meno “pesante” regalando ai fan un piccolo ma succulento antipasto, caratterizzato dall’EP “House of Doom” che ci troviamo a curare in queste righe. “House of Doom” prosegue il percorso messo in mostra con il precedente “Death Thy Lover”, tendendo però ad appesantire il tiro delle canzoni e ad aumentarne la dose di oscurità che si può “respirare” durante l’ascolto. Caratteristiche che appaiono evidentissime nella conclusiva e strumentale ‘Dolls on the Walls’, dove il lavoro alle chitarre del duo Johansson-Björkman risulta spettrale, ossessivo, plumbeo, valorizzato e ben coadiuvato da una sezione ritmica che ha fatto la storia del genere, composta dal “maestro” Leif Edling al basso e da Jan Lindh alla batteria. Sensazioni che avevamo già gustato durante l’ascolto di ‘House of Doom’, canzone per cui è stato realizzato un lyric video e diffusa verso la fine di aprile. Una traccia che sembra rileggere all’ennesima potenza la title track del precedente EP. Ci troviamo così al cospetto di una strofa di stampo heavy-doom, un ritornello melodico e di derivazione settantiana che richiama da vicino quanto proposto dai “cugini” Avatarium, per poi chiudersi in un finale rallentato e pesante, nero come la pece, di chiara scuola Candlemass. Inutile dire che anche in questa track i quattro musicisti citati in precedenza regalano una prestazione da urlo, a cui va ad aggiungersi la preziosa collaborazione di Per Wiberg alle tastiere, realizzando un tappeto sonoro perfetto per la voce di un Mats Levén ispirato come non mai, un cantante in grado di interpretare ogni singolo colore trasmesso dalle musiche, donando a ogni composizione una vera e propria anima. L’ascolto prosegue e l’EP ci regala il proprio apice espressivo con ‘Flower of Deception’, canzone che sembra uscire direttamente da “Nightfall” e resa esplosiva dalla produzione contemporanea. Mats Levén fa letteralmente il bello e cattivo tempo, con una prestazione sentita, evocativa e teatrale. All’appello manca la ballad ‘Fortuneteller’, traccia dalla forte carica emotiva, caratterizzata dalla sola presenza di voce e chitarra acustica, che si rivela un po’ atipica per la compagine di Stoccolma, tendendo un po’ a spiazzare, evidenziando ancora una volta, però, la grande duttilità vocale di un Levén sopra le righe.

 

Inutile perdersi e dilungarsi in giri di parole. Come facilmente intuibile da quanto fin qui scritto, “House of Doom” si rivela un prodotto di qualità, che conferma lo strepitoso momento di forma dei Candlemass. Chi ha avuto la fortuna di presenziare a un live della band dopo l’ingresso di Mats Levén in formazione ha ben presente a cosa ci stiamo riferendo. Proprio l’innesto del cantante svedese sembra aver donato un amalgama perfetto ai Candlemass, ricreando una sintonia interna che ha rigenerato e alimentato la fiamma dell’ispirazione, della qualità e la voglia di “vivere” la musica. Certo, quanto detto due anni fa per “Death Thy Lover” lo ripetiamo anche per “House of Doom”: stiamo parlando di un EP di quattro tracce, forse un po’ poco per poter gridare all’ennesimo miracolo griffato Candlemass, ma queste release rappresentano due importanti indizi su quello che sarà il futuro dodicesimo album della compagine di Stoccolma. Il banchetto sarà presto servito, nell’attesa gustiamoci un prelibato antipasto dal nome “House of Doom”. Lunga vita ai Candlemass.

 

Marco Donè

 

 

 

 
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