Recensione: Hurricanes / Fil di Ferro

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"HURRICANES" e "FIL DI FERRO"

 

Dopo le ristampe di Heavy Metal Eruption e Crossbones, la label Jolly Roger Records ci dà dentro anche con i Fil di Ferro, formazione imprescindibile dell’Italian Way of Heavy Metal, licenziando sul mercato i primi due capitoli discografici dei piemontesi.

Hurricanes” e “Fil di Ferro” fino a ieri erano acquisibili solamente attraverso il mercato dell’usato, essendo stati stampati in vinile rispettivamente nel 1986 e nel 1988 fino ad esaurimento scorte e poi nulla più. Il combo torinese, viceversa, anche se attraverso notevoli cambi di formazione, ha continuato la sua corsa, sfornando nel tempo altri tre album e qualche singolo ed è tuttora attivissimo. 

Dominus da sempre dei motorcycle men italiani per antonomasia il batterista Michele De Rosa, fondatore e unico membro permanente effettivo dei Fil di Ferro dalla fine degli anni Settanta a oggi. La storia della band viene comunque ampiamente tratteggiata da parte del “nostro” Stefano Ricetti detto Steven Rich all’interno dei due booklet ben distinti allegati alle uscite, che per la precisione vedono la luce singolarmente ma che noi di Truemetal abbiamo deciso di accomunare, per questioni di “continuità metallica”, in un’unica recensione. Per entrambe vanno spese alcune parole per quanto afferente i libretti, molto curati e contenenti rare foto d’epoca, a fornire anche visivamente un esauriente quadro dell’atmosfera che si respirava negli anni ‘80 italiani. Della storia del gruppo s’è già scritto sopra, comunque quello di “Hurricanes” si sviluppa su dodici pagine, comprendenti ottime foto d’antan, l’immagine dell’assegno Rai riscosso dalla band e il testo della title track, sia in lingua italiana che inglese. “Fil di Ferro”, sempre in dodici pagine, oltre a scatti di qualità fra le varie chicche presenta anche il pass utilizzato per la serata all’Hammersmith Odeon di Londra.     

 

FIL DI FERRO   HURRICANES  JRR

 

Hurricanes”, uscito originariamente per la Discotto Metal rappresentò il viatico fisico per far circolare il nome dei Fil di Ferro – moniker quantomeno bizzarro in un periodo ove anche i “sassi” venivano battezzati con nomi inglesi – all’interno del circuito Heavy Metal del Piemonte in primis e in proiezione in quello nazionale. Sino ad allora la band nutriva un notevole seguito ma circoscritto al “giro” dei biker e dei motoraduni, essendo De Rosa uno dei fondatori degli Hurricanes – riporto dal libretto curato da Steven Rich, ndr – un gruppo MC riconosciuto a livello internazionale. Nonostante la presenza di alcuni brani notevoli quali lo stesso “Hurricanes”, un vero inno motociclistico e la possente Burning Metal, il resto denota grande attitudine insieme con parecchi spigoli ancora da limare. Caso a parte Get Ready, canzone-simbolo del primo periodo dei Fil di Ferro che ancora oggi staziona stabilmente nel setlist dal vivo del gruppo. Pezzi acerbi ma 100% heavy metal che già lasciavano intravvedere un futuro a tinte rosee per i quattro musicisti: Michele De Rosa alla batteria, Sergio Zara alla voce, Bruno Gallo Balma al basso e Claudio De Vecchi alla chitarra. Quando uscì, “Hurricanes” avrebbe potuto ottenere ancora più riscontro se non fosse stato frenato da una produzione sottotono che però, in questa ristampa Jolly Roger suona solo come un ricordo legato al passato, essendo stato fatto un grandissimo lavoro atto a valorizzare al meglio la carica aggressiva dei Fil di Ferro fra i solchi del Cd, senza per questo intaccare lo spirito vintage originario. La resa sonora è notevole, capace di fornire l’energia primigenia agli otto brani dell’86 che a causa di un lavoro in studio deficitario viceversa suonavano piatti e senza il giusto mordente.   

 

FIL DI FERRO   FIL DI FERRO   JRR

 

Discorso opposto per il successore, semplicemente intitolato “Fil di Ferro” e uscito per la Dischi Noi due anni dopo. Una “botta” di Heavy Metal dal primo all’ultimo minuto supportata da una produzione di alto livello in linea con molte delle uscite straniere del periodo. Jolly Roger Records ha dovuto lavorare molto meno sui suoni di questo disco, proprio per la bontà del materiale originario.  

Dieci episodi di Heavy Metal legati alla tradizione britannica, non a caso dietro all’operazione si scopre esserci Guy Bidmead, noto produttore con esperienze legate a Motorhead e Battleaxe. L’inno motociclistico Hurricanes, in una veste più rodata e possente apre le danze e la mattanza continua per tre quarti d’ora senza intercessione alcuna. Sergio Zara, il cantante, sfodera una prestazione super e il resto della band, che nel frattempo ha ingaggiato Michele Fiorito alla chitarra, “gira” alla grande, proprio come i motori delle rombanti moto americane inforcate dal quartetto. Altri episodi da urlo sono Licantropus, Street Boy e Wanted ma va sottolineato che rispetto al debutto, ove risiedevano alti e bassi qualitativi evidenti, questo “Fil di Ferro” presenta un livello medio-canzone di alto tonnellaggio metallico, tanto da poter essere apprezzato “in blocco”. Ristampe curate come “Hurricanes” e “Fil di Ferro” vanno a colmare un vuoto che effettivamente urlava vendetta: non è infatti pensabile che un appassionato debba in molti casi svenarsi per poter tenere fra le proprie mani un lavoro appartenente al passato dei Fil di Ferro che, con l’accoppiata su indicata ha probabilmente scritto gli album migliori della propria storia.

 

Marco “Into Eternity” Donè  

 

 

 

 

              

        

 
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