Recensione: Hymns Of The Mortals – Songs From The North

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Quando folk, death e black si fondono assieme per dar luogo a un poderoso martello demolitore, ciò che sprizza dal cozzo di quest’ultimo con gli scudi dei nemici è qualcosa di semplicemente devastante, come insegnano band divenute ormai leggendarie come i Moonsörrow o i Nokturnal Mortum.  

Proprio a tali formazioni si aggregano i finlandesi Thyrien, nati nel 2005 ma solo ora alle prese con il debut-album, “Hymns Of The Mortals – Songs From The North”, che segue l’EP “The Frozen North” del 2007. Una collezione discografica assai ridotta, che però non inficia per nulla lo status di una maturità tecnico-artistica del tutto adeguata per non far fare ai Nostri la figura dei dilettanti. Al contrario, il loro stile e il sound del disco dipingono un ambito in cui nulla sia lasciato al caso e all’improvvisazione.  

Il death melodico sciorinato da Oskari Koivisto e compagni, poiché alla fine di questo si tratta, non ha difatti nulla da invidiare a quello di act più noti in cima ai quali, come attitudine artistica, non possono che essere collocati gli Amon Amarth. Death melodico classico, dunque, privo di richiami ai cugini svedesi nonché scevri, anche, da contaminazioni progressiste. Una sorta di power metal incattivito e accelerato, trascinato dalle ottime ugole di Koivisto e Jere Sjögren; bravi a variare costantemente le linee vocali fra screaming, growling e qualche passaggio meno esasperato. L’ovvia presenza delle tastiere, tese a creare dei maestosi tappeti di base, alimentano le spiccate melodie presenti nel platter.

Melodie, inutile dirlo, dal fortissimo sapore nordico, a volte sconfinanti nel viking metal. Non si tratta, tuttavia, dell’unico carattere messo lì a definire lo stile della band. Seppur forte, il sentore emanato dalle saghe vichinghe è, come dire... ‘da esportazione’, nel senso che il sound di “Hymns Of The Mortals – Songs From The North”, nel complesso, evita di scendere troppo nel dettaglio. Mantenendo sì intatto lo Spirito del Nord ma evitando, nel contempo, di dar luogo a un prodotto troppo specialistico per piacere a un pubblico di derivazione extra-scandinava.  

Brani come “The Eternal Journey”, per fare un esempio, odorano di muschio bianco, resina e ghiaccio lontano un miglio, ma rimangono comunque abbarbicate ai dettami del death con forza e decisione; soprattutto quando si tratta di volare oltre le frontiere dei blast-beats o in occasione di passaggi particolarmente brutali, sottolineati dai ruggiti del growl. Del resto, i quattro di Kerava si dimostrano in ogni istante musicisti capaci e d’esperienza, e quindi tranquillamente in grado di elaborare quella continuità tipologica necessaria a timbrare con decisione in proprio marchio di fabbrica.

Non è quindi l’originalità quella che va cercata in “Hymns Of The Mortals – Songs From The North”, quanto la solidità dello stile, la consistenza dell’esecuzione, la regolarità del songwriting e, ultima ma non ultima, la musicalità. Obiettivi centrati in pieno, grazie – anche – a un lotto di song magari non stravolgenti ma ricche di gelido pathos e maschia personalità. Fra le quali, a ogni modo, emergono almeno tre episodi di gran livello come le trascinanti, veementi e irresistibili “Vengeance Through My Soul” e “Nature’s Rage”, e la riuscitissima cover del cantante di Turku Janne Hurme “Tinasormus”, resa davvero in modo caratteristico, con tanta potenza ad alimentare l’esplosiva armonia del ritornello.

Forse non ci si ricorderà a lungo dei Thyrien e del loro “Hymns Of The Mortals – Songs From The North”, giacché nulla è stato innovato in un campo in cui tanto s’è già detto e scritto. Il lavoro, però, è ben confezionato e potenzialmente accattivante per tutti. Non solo, quindi, per i fan del death... nordico.

Daniele “dani66” D’Adamo
 

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