Recensione: Ignominies

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I Bookakee, canadesi, vengono da più parti dipinti come la risposta agli statunitensi Gwar. Se da un lato ciò può essere vero sia per la mise esagerata, sia per il moniker prudereccio, sia per i temi affrontati con spirito goliardico; dall'altro non c'è storia, poiché, semplicemente, i Bookake suonano brutal death metal. Puro. Semplice (per modo di dire).

Brutal death metal di quello assai arrabbiato, ad alto tasso di tecnica, molto duro e aggressivo, povero di melodia anzi ricco di passaggi altamente dissonanti; per nulla disposto a concedere nemmeno una nota al cosiddetto facile ascolto.

Sin dall'opener-track del secondogenito di famiglia "Ignominies", 'Monarch of the Depraved', i Bookakee sparano ad altezza d'uomo, proponendo furibondi ritmi trascinati per il bavero dalle violentissime scudisciate dei blast-beats al calor bianco generati dalla foga di Philippe Langelier. In sottofondo si può apprezzare l'inserimento di tastiere di accompagnamento, se non altro perché tendono a smussare gli angoli di un suono mostruoso, dall'indole totalmente mordace, a uso e consumo soltanto di chi mastica il metal estremo, anzi... estremissimo.

Spaventosa, straordinaria l'interpretazione delle linee vocali da parte di Philippe Langelier, assommanti tre modi di cantare resi in modo perfetto: growling, screaming e inhale dalle laceranti grida suiniche ('Ignominies'). Eccezionale il lavoro alla chitarra di Simon-Pierre Gagnon, capace, non a caso, di sostenere da solo un enorme patrimonio di riff, arzigogoli armonici (questo sì), soli sia dissonanti, sia dal sapore heavy classico, fulminei lampi scaturiti dalle corde sottili. Così come il mobilissimo basso di Jonathan David, intersecante mediante linee articolate gli svolazzi supersonici della sei corde.

Del resto brani come 'Bréhaigne' lasciano poco spazio all'immaginazione. Lo sfascio è totale, la cattiveria assoluta, gli accidenti musicali dolorosamente inchiodati alla scatola cranica, tenuti su grazie a una gragnola di blast-beats da allucinazione. Salvo poi l'inserimento di break rallentati ove si tira un po' il fiato, peraltro nemmeno tanti in una sequenza di tracce devastanti, continue nel loro incessante martellamento ai malleoli degli ascoltatori.

A proposito di canzoni, occorre sottolineare che si dimostrano sufficientemente varie, benché legate strettamente allo stile della formazione di Montréal. Uno stile caleidoscopico, a volte spiazzante come l'incipit al pianoforte di 'Oculus Nebula', song che successivamente si sviluppa con andamento crescente per raggiungere la solita mistura a base di grande abilità di esecuzione e grande rappresentazione della furia degli elementi. 

Davvero non pare esserci pace, in "Ignominies", stravolto continuamente dalle aberrazioni tecnico-artistiche del brutal death metal ad alto tasso di tecnicismi e digressioni mutevoli (scacciapensieri in 'Bréhaigne', accenni di flamenco in 'Muliebria', soundtrack di videogiochi in 'Mario Whirl'). Una variabilità che, tuttavia, tende a strappare un po' il sound, a tratti multiforme in maniera eccessiva sì da confondere le idee. Sensazione che, via via che si sommano i passaggi, decresce senza però raggiungere lo zero, configurando così l'unico difetto di una certa importanza di "Ignominies".

Un songwriting certamente esplosivo, forte troppo, in ogni caso anch'esso di buon livello, come dimostra la scioltezza con la quale incede la suite 'Celestial Decimation', ricca di cambi di tempo, di riff segaossa, di drumming da mazzate sui denti e di tutte, nessuna esclusa, le caratteristiche peculiari del Bookakee-sound.

La conclusione è che i Nostri nulla c'entrino con Gwar, a livello musicale, almeno, essendo un ensemble dal grande valore assoluto, per nulla incline a lato monetario della faccenda, determinati sino in fondo a sparare bordate con il loro poliedrico brutal detah metal.

Daniele "dani66" D'Adamo

 
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