Recensione: - II -

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Tra la metà degli anni '80 e i primi anni '90, nel sempre più affollato calderone dell'Hard Rock più verace e patinato, al pari passo delle band storiche quali Guns 'N' Roses, Skid Row, Poison, Dokken e molte altre, si muovevano nell'ombra altre realtà in verità molto valide ma che, purtroppo non sono mai arrivate a beneficiare dell'enorme successo di cui hanno potuto godere invece i loro ben più noti colleghi.
A questa categoria appartengono gruppi (poi divenuti cult) come: Nelson, Roxus, Strangeways, The Storm e moltissimi altri, fra cui i Fortune.

I nostri sono noti agli appassionati del settore per aver esordito nel 1985 con l'ottimo album omonimo: quel seminale “Fortune” che, di fatto, li collocava al fianco di icone importanti come Survivor, Foreigner, Asia e Journey.
Subito dopo la pubblicazione dell'album, tuttavia il gruppo si sciolse e una fitta ombra calò sul nome della band fino alla prima metà degli anni 2000.

Soltanto nel 2006 infatti con parte della Line Up originale, capitanata ancora dai fratelli Mick e Richard Fortune, si è potuto assistere ad un ritorno sulle scene dei Rockers americani che, tuttavia, riusciranno a pubblicare il tanto atteso secondo album solo nei primi mesi del 2019.

Affidati dunque alle cure della nostrana e prolifica Frontiers Music, i nostri tornano a ruggire con questo nuovissimo “Fortune II” il quale, nonostante i tanti anni trascorsi, non sembra aver perso il prezioso smalto che aveva contraddistinto quel magico primo album del 1985. 
L'eloquente e solida opener “Don't Say You Love Me” in pochi minuti lo dimostra pienamente: il brano risulta ottimamente costruito su di un'ossatura semplice ed immediata, dominata dalle orecchiabili melodie condotte con determinazione dall'ugola di Larry Greene, protagonista di un refrain melodico e diretto.
I Survivor di Jimi Jamison vengono poi nuovamente elevati a muse storiche nelle note dell'intensa “Shelter Of The Night”, abile nell'alternare squisiti momenti cullanti ad esplosioni d'energia, degne del miglior Hard Rock laccato.
A “Shelter Of The Night” segue l'altrettanto gradevole “Freedom Road”, la quale, con furbizia, strizza l'occhio all'ammiccante melodia di un ritornello tanto ruffiano quanto effettivamente riuscito.
È a questo punto indiscussa l'elevata qualità di un lavoro, che ancora procede a testa alta anche nelle potenti e sognanti note della bella “A Little DropOf Poison”, seguita a ruota dalla più energica e diretta “What A Fool I've Been”, che non disdegna di volgere un nuovo sguardo d'ammirazione verso quanto fatto dalla band di Frankie Sullivan.
La successiva “Overload”, se da una parte non apporta nessuna sostanziale modifica al sound dei Fortune, dall'altra mantiene alti i livelli di un album che sembra essere privo di cali di tensione, come dimostra anche nella lenta e malinconica “Heart Of Stone”, abilmente in bilico fra il Rock ancora dei Survivor e le splendide sonorità romantiche tipiche di Elton John.

Il riffone di “The Night” riporta il songwriting degli americani su squisiti sentieri Hard Rock ed inaugura il trittico conclusivo del platter che procede con la bella “New Orleans”, prima che il sipario cali con successo attraverso le melodie della conclusiva “All The Right Moves” pezzo che, questa volta, sembra voler recuperare il magico spirito dei Magnum di metà anni '80 (quelli di “On A Storyteller's Night” e “Vigilante”), per un ultimo bellissimo sussulto posto a sigillo di un album eccezionale, confezionato da una band che ha ancora moltissimo da dire.

 

 
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