Recensione: III

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Non desta particolari stupori l’ascolto della terza fatica degli australiani Electric Mary.
Li avevamo già conosciuti direttamente qualche anno fa, in occasione del convincente secondo album intitolato “Down To The Bone”, un concentrato di potente hard rock dalle forti radici settantiane, che non andava alla ricerca di nessuna formula innovativa o rivoluzionaria, ma basava tutta la propria essenza su stilemi di concezione semplicemente antica.
Potere di lande assolate e polverose in cui, certo rock ha da sempre domicilio privilegiato, il quintetto di Melbourne aveva tuttavia esibito una sensibilità un po’ atipica nell’amministrare la materia, prendendo le distanze dalla leggerezza sbarazzina tipica dei più celebri conterranei (suvvia, inutile nominare roba di “corrente alternata o continua”…) per tendere ad un approccio più quadrato, fangoso e fosco, abbracciando modelli che, in qualche caso, ponevano in bella mostra i classici e sfrigolanti chitarroni ribassati tipici dello stoner più melodico.

Ebbene, nulla di nuovo. Mantenendo una coerenza stilistica piuttosto encomiabile, anche il recente capitolo dal significativo titolo, “III”, riassume, nel bene e nel male, tutte quelle che sono state le caratteristiche fondanti di un sound solido, potente, ruvido ed arcigno.
Con tutto quel che ne consegue, come ovvio: anche oggi, così come nel precedente capitolo, a rendere meno pregevoli gli esiti, sembra riaffiorare qualche frammento di statica monotonia, derivazione di passaggi cadenzati che un po’ tendono a reiterarsi per diventare spesso ipnotici e talora, meno poeticamente, ripetitivi.
Piccolezze in ogni caso. La resa degli Electric Mary è, in effetti, anche questa volta di tutto rispetto e si manifesta prendendo corpo in una tracklist di dieci brani, compatta come un cubetto di porfido e densa di ritmate composizioni marchiate a fuoco dai leggendari seventies. Come d’abitudine, fa da cornice una copertina che amplifica ancor più la sensazione di un prodotto fortemente ancorato ad un’epoca tra le più notevoli per la storia del rock.

Persino migliorata è invece la voce del singer Rusty Brown, sempre affine a quella di Steven Tyler e Bon Scott (qualche contatto con gli Ac/Dc non poteva mancare) ma più sporca e roca, più vicina per alcune sfumature, a quella di un altro ottimo - seppur poco conosciuto - frontman come Björn Lodin (Hard e Baltimoore).

Corposo nei suoni come nella produzione, attenta ai toni bassi, l’album prende quota in prossimità di episodi quali “O.I.C.”, “So Cruel”, “Long Time Coming” , “Nobody’s Perfect” e “Bone on Bone”, frammenti di vigoroso e scapocciante hard rock che non pesta troppo sull’acceleratore, ma lascia piuttosto che siano pesanti cadenze medie a prendere il sopravvento, mescolando il blues elettrico più sanguigno con atmosfere al limite dello stoner per poi, di quando in quando, rimembrare creature quasi mitologiche come Jimi Hendrix, Led Zeppelin e Rolling Stones.

Uno per uno, fatto salvo il sottile alone di staticità descritto poc’anzi, i pezzi scorrono con buon piacere d’ascolto, gratificando l’orecchio degli amanti di suoni dall’evidente taglio vintage. Forse, per questa terza uscita, solo leggermente più “asciutti” e sobri rispetto ai trascorsi, spogliati cioè, di quelle particolari derive quasi psichedeliche udibili sino al precedente album.
Anche questa volta insomma, un disco che non innova e non inventa, ma piuttosto miscela e centrifuga una serie di stilemi altamente classici per darne poi una personale rivisitazione.
Con risultati, in fin dei conti, tutt’altro che di cattiva qualità.

Il finale è pertanto scontato e quasi perfettamente sovrapponibile con quanto riferito in occasione di “Down To The Bone”.
Un prodotto buono e dall’indubitabile fascino, che non mancherà di offrire ottime soddisfazioni a chiunque si ritenga assiduo assertore di tutto ciò che è “seventies”.

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Tracklist:

01.    O.I.C.
02.    Stained
03.    So Cruel
04.    Long Time Coming
05.    All Eyes On Me
06.    Lies
07.    Nobody’s Perfect
08.    Bone On Bone
09.    Waiting
10.    American Jam

Line Up:

Rusty Brown - Voce
Irwin Thomas - Chitarra
Pete Robinson - Chitarra
Venom - Batteria
Alex Raunjak - Basso

 
74