Recensione: In His Infernal Majesty's Service

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Abbiamo dovuto attendere sei anni per avere il sesto disco di casa Witchery. Mancherebbe un altro 6 per avere il famigerato numero della Bestia, certamente un marchio a cui la band di Linköping è molto affezionata. Non perché abbiano nulla di realmente satanico, ma semplicemente perché con quei parafernalia lì, con quell’immaginario, con quell’armamentario ci hanno sempre giocato, non senza sarcasmo. Del resto, basti pensare ai loro primi passi discografici, “Restless & Dead”, “Dead Hot & Ready”, intrisi di umorismo nero e scorrettezza politica fin dai titoli e dagli artwork (ovvero i primi biglietti da visita con i quali una band si presenta al pubblico). Forse anche per questo - unitamente alla concorrenza sfegatata subita dai “cugini” Children Of Bodom – i Witchery non sono mai stati presi sufficientemente sul serio, o comunque hanno spesso dovuto scontare una posizione da retrovie nell’universo del metal importante.

Il parossismo sonoro delle loro ritmiche (davvero indiavolate e fotoniche), l’ironia sottile soggiacente ai loro testi e alla loro attitudine, hanno forse sminuito lo stesso valore tecnico della band, violenta ed aggressiva ma non per questo rozza o scarsamente dotata. Oggi i 3/5 della formazione sono gli stessi del 1997 (tra cui la superstar Sharlee D’Angelo), e i nuovi ingressi mettono in fila oltre una dozzina di ex band nelle quali hanno militato. Non è affatto da sottovalutare l’arrivo di Angus Norder alle vocals, ruolo chiave in qualsiasi gruppo ed ancora più nei Witchery, vuoi perché l’intero meccanismo rischierebbe di incepparsi se non trovasse adeguato sfogo in un frontman abile e capace di interpretarlo e porgerlo al pubblico, vuoi perché il microfono nei Witchery ha sempre avuto un certo peso. Le loro linee vocali hanno sempre danzato in bilico tra growling, screaming e ruggiti thrash. Così come lo stesso songwriting ha sapientemente miscelato questi elementi aggiungendoci abbondanti spruzzate di speed metal, originando così uno stile ferocissimo e con spunti di originalità. 

Un pezzo come “Gilded Fang”, alla soglia del 2017, riesce ancora a colpire e urticare per il livello di violenza e tracotanza. Ma i Witchery non sono solo questo, hanno rallentamenti pazzeschi (“Empty Tombs”) o un tale livello di energia centrifuga nei passaggi groove (“Nosferatu”) da fare concorrenza alla forza di attrazione gravitazionale della Morte Nera. “In His Infernal Majesty's Service” non è un lavoro che inventa nulla, né rivoluziona il sound della Premiata Forneria Witchery, è l’ennesimo lavoro soddisfacente, corposo, in your face, che testimonia un gruppo vivo e vegeto (anzi, “dead, hot & ready”), ancora in forma e sornione nel suo farsi vivo ogni tot anni, quasi alla chetichella, per tirare qualche calcio nel sedere a una scena talmente inflazionata e ingolfata di nuovi gruppi da rischiare di collassare.

Niente, i Witchery non li abbatti, non te ne liberi; quando è ora tornano – rigorosamente dal mondo dei morti – con un album trivellatore, nel quale la concisione e l’essenzialità sono il faro che illumina la navigazione, unitamente ad un po’ di strafottenza che mira a non prendere nulla sul serio, se non la velocità del metronomo, sempre incandescente nella sala prove della band. Sono 20 anni che il combo svedese esiste e a celebrare la ricorrenza arrivano pure Hank Shermann (Mercyful Fate), Jason Netherton (Misery Index) e Nicholas Barker (Lock Up), ospiti speciali a bordo della rumorosa crociera. Facciamo gli auguri ai Witchery, in alto i calici traboccanti nettare rosso cremisi… altri 20 anni di carriera ragazzi!


Marco Tripodi

 
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