Recensione: In Pieces

Di Stefano Burini - 7 Giugno 2014 - 11:35
In Pieces
Band: Broken
Etichetta:
Genere: Hard Rock 
Anno: 2014
Nazione:
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70

 

Basta uno sguardo alla copertina, al look dei quattro musicisti e al logo “alato” e chiunque bazzichi il cosiddetto “modern hard rock” avrà immediatamente un’idea piuttosto precisa di che cosa i milanesi Broken propongano nel loro debut album “In Pieces”, completamente autoprodotto ed uscito ad aprile 2014. 
 
Per fortuna prevedibilità non è sinonimo di pochezza (o quantomeno non per forza); sicché, pur non riservandoci particolari impennate di genio a livello di stile e sonorità, i meneghini dimostrano di saperci fare. Fin dal primo ascolto i nomi più facilmente accostabili alla musica dei Broken sono quelli delle grandi band nordamericane di questo inizio di millennio: Alter Bridge in primis, ma anche Shinedown, Theory of A Deadman e Black Stone Cherry. Paragoni certamente agevolati dal suono grigio e compresso delle chitarre di Stefano Giuli e Salvatore Cataldo oltre che dalle linee vocali spesso malinconiche dello stesso Salvatore Cataldo, eppure paragoni da cui i milanesi escono a testa alta.
 
Delle dieci canzoni proposte forse la sola “BBQ 69”, posta in chiusura, appare leggermente meno brillante della media a causa di un refrain un pelo scontato; per il resto ci troviamo di fronte, come anticipato, ad un hard rock dai tratti alternativi piuttosto ben fatto e in grado di sfoderare alcuni picchi invero notevoli. E’ il caso della riuscitissima “You”, valorizzata da un crescendo melodico ottimamente orchestrato e da un bel ritornello, o della grande ballata “My Sacrifice”, animata dall’ispirato duettare del Cataldo con l’ospite Sara Veronica Russo. Centratissime, ad ogni modo, anche le energiche “Tonight” e “Twenty Days”, le Alter Bridge-iane “Broken” e “Wish”, la più composita “Burns The Flame” nella quale si sentono distintamente anche colori e umori di marca tipicamente TOAD e BSC, fino alla più spedita “Corrosive”, decisamente Shinedown-oriented.

Per essere un debut-album (e per di più autoprodotto), “In Pieces” rivela notevoli qualità strumentali e compositive, peraltro ben supportate da un’elevata qualità di registrazione, oltre che la capacità da parte dei Broken di saper scrivere pezzi curati e di potenziale appeal radiofonico. Non c’è molto altro da aggiungere, se non il fatto che la strada imboccata, viste le premesse, è certamente quella giusta.

Stefano Burini


 

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