Recensione: In Saeculis Obscuris [EP]

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Il blackened che tanto va di moda (si capisce, una bomba così non poteva che ottenere applausi e corna al cielo!) lo ritroviamo in "In Saeculis Obscuris", primo EP della band slovacca Goholor.

Or dunque la nave proveniente dalle più profonde oscurità attracca per mostrarci le sue meravigliose tenebre, con il consueto odore di carne putrefatta e di bruciato che solo chi è stato all'inferno sa riconoscere. Quattro tracce, dannatamente caotiche e distruttive di ogni cosa, dimostrano la bravura e il particolare talento che questa band porta con sé, forse ancora un po’ da raffinare ma le doti certo non mancano. 

Un trio formato da Anton (voce), Demo (chitarre e voci, precedentemente militante nei Dimonsium Chaotic e Brute) e Pio (batteria, anche lui militante in precedenza nei medesimi gruppi), porta avanti il progetto con entusiasmo e dedizione, scatenando l'ira degli Dei e di ogni presenza che cerchi di ostacolare il loro cammino musicale.

Entrando nella sfera tecnica si percepiscono subito le molteplici influenze death, probabilmente dovute alle precedenti esperienze di Pio e Demo in questo particolare genere. Difatti, già al primo ascolto dell'EP si nota come questo sia maggiormente presente nelle parti strumentali delle song, mentre la voce ha la tipica impostazione black che tutti conosciamo, growl cupo e demoniaco al punto giusto, devo dire che il cantante non si è affatto risparmiato nel fare un buon lavoro per quanto riguarda la tecnica canora. 

Volendo fare un'analisi più specifica, 'Art of Infernal Power', primo brano, mostra esattamente queste doti canore, ovvero corretta impostazione nel processo di respirazione e tempi ben definiti tra una parola e l'altra. Invece, nella seconda traccia, 'Naberius Daemon', si evince la parte strumentale: cattiva come non mai, riff demoniaci e aggressivi accompagnati da una raffica di blast-beats massicci come pietra secolare. Sembra di essere in presenza del vero Lucifero, mentre sgozza qualche suo adepto per puro divertimento. 'Obscurus Sacramentum' continua la spedizione punitiva della band, scatenando un vero delirio, un caotico guazzabuglio di atmosfere perverse e farneticanti, il tutto condito da un impatto canoro davvero di grande rilevanza, capace di tenere testa all'intero iter strumentale, ma soprattutto di sorreggere perfettamente tali atmosfere, dote che molto spesso viene largamente sottovalutata. Arriviamo all'ultima traccia, 'Symbols of Blasphemy', il caos infernale continua imperterrito a terrorizzare positivamente i nostri cuori e le nostre carni. Notevole le parti di batteria, ben impostate in questo particolare pezzo, riff imponenti continuano a turbare la nostra psiche ormai fragile e stremata mentre man mano che andiamo in dirittura di arrivo si evidenzia sempre più la bravura del batterista nello strumentare il drumkit. 

E infine ... la fine.

Come detto precedentemente, i Goholor con il loro primo EP hanno dimostrato un gran talento nascosto, a ogni componente del trio malefico non manca proprio nulla, al massimo qualche perfezionamento nel songwriting, a volte forse un po' troppo statico. Tuttavia la padronanza dei propri strumenti di guerra c'è, bisogna solo allenare i movimenti e possiamo andare in battaglia! Consiglio l'ascolto agli amanti del genere, questi demoni promettono bene. 

Larika "Metallarika" Fracca

 
70